Category Archives: Tecnologia laser

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L’epulide.

L’epulide è una lesione benigna a carattere proliferativo (pseudo-tumorale) che si sviluppa sul margine gengivale. L’epulide è un granuloma reattivo che può assumere l’aspetto di un nodulo di colorito rosso-bluastro; altre volte si presenta come un’escrescenza irregolare sulla mucosa gengivale. A seconda dei casi, la lesione può variare per consistenza (dal soffice al duro-elastico) e dimensioni (da pochi mm a qualche cm). L’epulide è sessile o peduncolato e prende tipicamente impianto sul periostio del processo alveolare; tuttavia, si può riscontrare anche su labbra, lingua, palato e mucosa orale. Se raggiunge dimensioni notevoli, questa lesione può provocare spostamenti degli elementi dentari ed invadere il tessuto osseo sottostante. L’epulide presenta una superficie liscia o lobulata, che talvolta appare ulcerata e tende a sanguinare al minimo insulto. Durante l’accertamento diagnostico, il disturbo va distinto da altre lesioni dei tessuti molli a carattere proliferativo, che possono avere un’origine infiammatoria o anche neoplastica. Pertanto, può rendersi necessario un esame istologico. L’epulide ha la caratteristica di non impallidire alla pressione. Nella maggior parte dei casi, il disturbo è determinato da processi infiammatori, che si instaurano nel tessuto connettivo della gengiva o del parodonto; tale infiammazione può essere conseguente a traumi, irritazioni locali croniche (es. azione di tartaro e carie) o a terapie conservative o protesiche che presentano margini imprecisi. Questi insulti irritativo-infiammatori determinano una reazione iperplastica, caratterizzata dalla tendenza alla distruzione dei componenti cellulari presenti nella mucosa gengivale, che può estendersi fino a coinvolgere il tessuto osseo sottostante. Oltre alla rimozione dei fattori irritativi locali, la terapia prevede l’escissione chirurgica o con il laser, eventualmente associata a levigatura radicolare. Se l’epulide ha un carattere particolarmente invasivo o in caso di recidive ripetute, può essere necessario estrarre i denti adiacenti alla lesione stessa.
La scarsa igiene orale sembra essere un fattore predisponente la patologia. Inoltre, l’epulide si riscontra con una certa frequenza in presenza di alcuni squilibri ormonali (es. durante la gravidanza).
I sintomi e i segni più comuni sono:
• Alitosi
• Dolore alla mandibola
• Dolore alle gengive
• Gengive arrossate
• Gengive Gonfie
• Mal di denti
• Mobilità dei denti
• Nodulo

Tratto da my-personaltrainer.it


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La luce della vita: i biofotoni.

I fotoni sono delle particelle particolari, in quanto hanno massa zero, ma si possono interpretare anche come onde, infatti creano fenomeni tipici ondulatori quali la riflessione e la rifrazione. Si dice anche che i fotoni sono i quanti di energia elettromagnetica, ovvero quantità elementari (non ulteriormente suddivisibili) che rispettano le leggi della meccanica quantistica. I fotoni del sole sono un esempio di fotoni presenti in natura, e sono caratterizzati da avere varie lunghezze d’onda, ovvero varie frequenze di radiazione.
La luce è il presupposto per uno sviluppo sano delle cellule perché ne sostiene la crescita. Senza luce e la sua energia non si potrebbe sviluppare e tanto meno esistere alcuna vita organica sulla terra. Essa è la fonte originaria di energia. Questi fotoni importanti per la vita e per il funzionamento di ogni cellula vengono assorbiti attraverso gli occhi, la pelle e l’alimentazione.

I biofotoni:
la teoria dei BIOFOTONI, nata dal biofisico tedesco Prof. Fritz Albert Popp, sulle tracce di un intuizione ardita di circa 70 anni fa del biologo russo Alexander Gurwitsch, offre la credibile interpretazione, suffragata oramai da molteplici esperimenti, del fatto che l’evento biologico primario alla base della vita e anche delle alterazioni che portano alla malattia, è un evento fisico di natura elettromagnetica.
Nel 1922 Gurwitsch fece una scoperta pionieristica mettendo due giovani radici di cipolle una vicino all’altra. Le cellule di una cipolla si divisero in modo particolarmente intenso proprio nel punto verso il quale era orientata la punta della seconda radice.
Il fenomeno non si manifestava quando i due bulbi erano separati da una lastra di vetro che assorbiva i raggi ultravioletti. Gurwitsch suppose che le cipolle emanassero una radiazione fino ad allora sconosciuta.
Solo 50 anni dopo il biofisico tedesco Albert Popp e il suo gruppo di ricercatori furono in grado di confermare con i loro esperimenti questa supposizione. Le cellule di esseri umani, di animali e di piante, emanano veramente luce, i cosiddetti BIOFOTONI, sotto forma di “Quanti Energetici”, che le mette in grado di scambiare informazioni anche a lunga distanza. Questo scambio d’informazioni venne documentato da un ulteriore esperimento, molto simile a quello di Gurwitsch.
Due bicchieri di sangue fresco di maiale vennero messi uno accanto all’altro. In un bicchiere venne instillato un agente patogeno e il sangue reagì producendo anticorpi. Sorprendentemente più tardi si poté osservare in laboratorio che anche il sangue nel secondo bicchiere aveva prodotto anticorpi, benché non vi fosse stato aggiunto alcun agente patogeno.
Ripetendo l’esperimento ponendo una lastra che non lasciava passare la luce tra i due bicchieri, non si riscontrò alcuna produzione di anticorpi nel secondo bicchiere.
Il termine “Biofotoni” indica quindi l’emissione di energia – (più precisamente “quanti energetici”) che si propaga alla velocità della luce – da parte dei sistemi viventi. Ogni cellula emette segnali specifici, con caratteristiche proprie e di quelle del tessuto di cui fa parte.
Secondo Albert Popp, queste emissioni regolano la crescita e la rigenerazione delle cellule e controllano tutti i processi biochimici. Che la luce sia veramente la base della trasmissione di segnali, è stato confermato senza alcun dubbio nel 1976 tramite foto rivelatori (detector) sensibili, i cosiddetti fotomoltiplicatori.
Il supporto più importante dell’irradiamento di Biofotoni è il DNA, l’acido desossiribonucleico, una parte costituente della cellula, in cui sono contenute le informazioni genetiche (cromosomi) di un sistema biologico. Il DNA consiste in dieci miliardi di molecole, che formano una spirale: esso contiene tutte le informazioni biologiche che fanno di un essere ciò che è. Quindi il DNA è una specie di “antenna elettromagnetica” che, funzionando da stazione ricetrasmittente, assimila informazioni, per inoltrarle nelle nostre cellule, guidando ogni processo cellulare sia che giunga dall’interno e sia che giunga dall’esterno.
L’intensità di questa luce è certo estremamente minima, paragonabile a quella di una candela posta a 20 chilometri di distanza, in compenso però essa possiede una qualità che la predispone ad essere trasmettitrice di informazioni. La sua irradiazione non è infatti caotica, bensì costituita da vibrazioni stabili come la luce del laser.
Il termine specifico della fisica per l’alto grado di ordine di questa onda di luce è “coerenza”. Secondo Popp, l’energia elettromagnetica gioca un ruolo fondamentale nella sfera biologica dei Viventi. Anche Heisenberg, (Premio Nobel per la Fisica), afferma che l’energia elettromagnetica è l’energia elementare dalla quale dipende tutta la vita dell’organismo vivente poiché capace di modificare l’energia cinetica a livello atomico e molecolare. La loro esistenza (emissione) ormai comprovata e dimostrata (specie dalle unghie delle mani e dei piedi) ci consente di comprendere l’elevato passaggio d’informazioni dentro la cellula e tra cellule e cellule, informazioni indispensabili per avviare i processi del metabolismo, quelli della crescita e della differenziazione cellulare.
I Biofotoni così rappresentano, nell’ambito della cellula e dei rapporti intracellulari, un vero e proprio linguaggio per la trasmissione in codice delle suddette informazioni. Anche i processi enzimatici, essenziali per la dinamica del buon funzionamento della cellula, sono guidati dai segnali elettromagnetici.

La vita:
il corpo umano cerca di vivere sempre in costante condizione di equilibrio, e questo equilibrio è mantenuto soprattutto dall’energia elettromagnetica prodotta dalle cellule del nostro organismo. Essa è necessaria per far funzionare bene le varie parti della cellula, le cellule di uno stesso organo e quindi i vari organi di uno stesso sistema vivente. Le cellule di uno stesso organo, per il fatto stesso che hanno identica composizione molecolare, comunicano ed interagiscono utilizzando tutte uno stesso segnale elettromagnetico che si propaga facendole “vibrare” con lo stesso tipo di frequenza che le fa entrare in risonanza tra loro.
Le conoscenze del codice genetico e della scienza chimica classica non sono sufficienti per rendere chiara la complessità dei processi metabolici. Infatti il nostro organismo è in grado di equilibrare con stupefacente precisione la varietà dell’offerta di nutrimento messagli a disposizione e scegliere o trasformare proprio quelle sostanze di cui ha bisogno per rimpiazzare le cellule morte. Come coordinano le cellule la loro attività allo scopo di mantenere l’intero organismo, considerando il variare degli influssi esterni? Come può accadere che in ogni cellula abbiano luogo ogni secondo centomila processi chimici, esattamente coordinati tra loro e attraverso i quali, tra l’altro, vengono create nel nostro corpo giornalmente centinaia di miliardi di nuove cellule. Anche se siamo ancora molto lontani dal capire quest’enorme miracolo, possiamo accettare per scontato che affinché esso avvenga, sia necessaria una rete di informazioni che funzioni con assoluta precisione. Le scoperte di Popp cambiano anche il nostro punto di vista attuale riguardo ai generi alimentari, dato che alla fin fine, noi esseri umani non saremmo né vegetariani, né carnivori e né mangiatutto, bensì esseri che assorbono luce. Secondo Popp, l’energia che noi otteniamo dall’alimentazione è proprio l’energia della luce del sole, immagazzinata dalle piante e dagli animali.

La malattia:
tutti gli organismi viventi irradiano un debole ma permanente flusso di luce, la cui intensità spazia dalla luce visibile all’ultravioletto. L’emissione di questi Biofotoni è correlata a tutte le funzioni fisiologiche.
Le cellule sane emettono oscillazioni ordinate di luce, mentre le cellule malate producono oscillazioni non ordinate. Maggiore è il disturbo, tanto più caotica è l’emissione di luce. Oscillazioni caotiche di luce non trasmettono più informazioni corrette alle cellule vicine in quel momento, così allo stesso modo anche le reazioni biochimiche non funzionano più. Perciò si possono sviluppare sintomi di malattia. La malattia appare sempre di più come un’interruzione (operata da batteri, virus, funghi, parassiti, sostanze inquinanti o tossiche, che nel loro complesso vengono chiamate “tossine”) delle linee di comunicazione biofotoniche all’interno dell’organismo. Bisogna notare che tali comunicazioni possiedono una grande velocità, consentendo un coordinamento praticamente istantaneo fra le varie parti dell’organismo. Le tossine, interrompendo le linee di comunicazione, impediscono lo scambio di informazioni del tutto o in parte; ciò conduce dapprima ad un’alterazione elettrica della cellula (ogni cellula del corpo possiede un potenziale di membrana attorno ai 90 mV) che si può rilevare con i metodi bioelettronici; successivamente si produce un’alterazione chimica, che si può rivelare con l’esame del sangue e delle urine; e infine compaiono i sintomi della malattia. Qualsiasi disordine, disturbo o rottura nel flusso di energia causato attraverso un trauma fisico o psichico, porta alla perdita o ad una progressiva modifica dell’informazione ai recettori delle cellule e questo è il primo stadio della malattia. Gli impulsi di comando non arrivano più corretti e con forza sufficiente alle cellule, agli organi e ai sistemi. Le difese immunitarie vengono indebolite. La battaglia interna contro i batteri, i virus e i parassiti non avviene più in modo ottimale.

Il benessere:
senza luce per le cellule non è possibile alcuna vita. Nel corpo in ogni minuto muoiono e nascono 100 milioni di cellule. La comunicazione non conosce alcuna interruzione. Ogni cellula riceve migliaia di messaggi al secondo. L’informazione si espande ad altissima velocità.
Sappiamo che queste informazioni hanno la forma della luce e nelle nostre cellule vengono ricevute ed inviate da un’ “antenna“, che è rappresentata dal DNA. La sua doppia struttura ad elica lo rende un’antenna per tutte le direzioni, ciò significa che in qualsiasi posizione l’irradiamento dei fotoni cade in modo ottimale. Per molti motivi già citati siamo sottoposti tuttavia continuamente ad attacchi elettromagnetici che non sono di natura fisiologica. Come conseguenza alcune delle nostre “antenne“ non sono più in grado di ricevere interamente le informazioni, che garantiscono nella loro totalità il lavoro armonico del meraviglioso sistema precedentemente descritto.
Se si trasmette luce a queste cellule deboli, esse vengono stimolate alla rigenerazione.
L’arricchimento e la qualità (frequenza) attraverso i fotoni sono quindi essenzialmente decisivi per far sì che una cellula e/o un insieme di cellule/organismo possa adempiere i propri compiti. Diventa così importante inviare alle cellule “messaggi di salute”, “ricordare” alle cellule il loro linguaggio, per poter riattivare il loro metabolismo e le emissioni che esse sono capaci di produrre in uno stato di salute e di equilibrio. Si possono perciò inviare all’organismo queste “informazioni guida”, sotto forma di quanti di energia luce-fotoni di modo che esso raggiunga di nuovo il suo equilibrio e in quel modo a tutte le cellule viene restituita la possibilità di soddisfare in modo ottimale i compiti a loro assegnati.
Grazie allo studio dei Biofotoni si sono potute verificare antiche tecniche di guarigione, e altre si potranno verificare, come l’agopuntura. Infatti si e visto che i punti cutanei corrispondenti ai punti di agopuntura hanno una resistività elettrica inferiore rispetto alle altre porzioni della pelle, cioè ostacolano meno il passaggio di correnti elettriche. Gli stessi punti sono stati studiati contando i Biofotoni, e si è constatato che l’emissione di Biofotoni è maggiore proprio in corrispondenza dei punti di agopuntura.
Un fotone singolo può teoricamente regolare tutto il cambio di materia di una cellula, presupposto che agisca sempre nel momento giusto al posto giusto e che la cellula abbia ancora sufficienti recettori per l’auto-cura.
La teoria dei Biofotoni apre quindi la strada alla soluzione di tanti quesiti, ai quali finora la Biochimica medica non aveva saputo dare risposta, ed apre la strada alla prospettiva di utilizzare terapie diverse da quelle utilizzate dalla medicina ufficiale (allopatica).

tratto da: Euquantica


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La pigmentazione razziale.

Le pigmentazioni razziali sono pigmentazioni fisiologiche dovute ad un aumento della sintesi di melanina mentre il numero e la distribuzione dei melanociti rimane normale con deposizione della melanina nello strato basale e nel connettivo sottostante. Sebbene sia stato dimostrato che la quantità di melanina non sia strettamente correlato all’etnia di un essere umano, le pigmentazioni razziali si riscontrano con un’incidenza che raggiunge il 70% nelle popolazioni con iperpigmentazioni cutanee (Africa, Asia, bacino del Mediterraneo) e con una frequenza del 14% nella popolazione caucasica, senza predilezione di sesso. Generalmente già presenti nell’infanzia tendono ad aumentare con l’età. Le pigmentazioni razziali si presentano tipicamente in forma diffusa e bilaterale, ma non è raro osservare pigmentazioni localizzate ad aree ristrette del cavo orale . Le parti anatomiche più frequentemente coinvolte sono il versante vestibolare delle gengive, ma anche le labbra e le mucose geniene. Un aspetto peculiare di questo tipo di condizione è il fatto che Il margine libero gengivale non è generalmente coinvolto anche in caso di pigmentazioni diffuse. Le variazioni cromatiche possono avere varia intensità passando dal marrone chiaro al nero. Il trattamento delle pigmentazioni razziali non è indicato se non per motivi prettamente estetici. Eventualmente si volesse risolvere quest’inestetismo si potrà effettuare una dermoabrasione. Possibile è la tecnica con un mezzo rotante diamantato ma certamente meglio una tecnica laser assistita che garantisce un maggior controllo della profondità di abrasione e ci assicura la pressoché totale assenza di sequele post-operatorie. Indicato è il laser Er:AG (Erbio) per la nota affinità con l’acqua di cui sono ricche le gengive. I risultati sono eccellenti. Va precisato che non può escludersi in assoluto la possibilità di una ricomparsa della pigmentazione anche a distanza di svariati anni, data la ben nota predisposizione genetica alla base della maggior produzione di melanina che si riscontra in questi pazienti.

Dott. Savino Cefola


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L’effetto biostimolante della luce “laser” e la “finestra terapeutica”.

La luce “laser” è una radiazione elettromagnetica e come tutte le onde elettromagnetiche viene rappresentata, nel modello fisico, come un’onda che ha due grandezze fondamentali: la lunghezza d’onda e la frequenza. E sono queste due grandezze che caratterizzano ogni radiazione elettromagnetica e ne determinano le proprietà. Ma la luce “laser” è una radiazione elettromagnetica particolare poiché ha altre peculiarità. Innanzitutto ha una sola lunghezza d’onda e quindi un’unica frequenza. E questo aspetto determina la cosiddetta “monocromaticità” del fascio di luce “laser”: un solo colore. La fig.1 mostra lo spettro elettromagnetico che va dall’ultravioletto all’infrarosso passando per lo spettro del visibile. Non tutti i raggi laser saranno visibili ma solo quelli la cui frequenza cade nel campo di frequenza della luce visibile cioè tra i 400 e i 700 nm, mentre saranno invisibili se la frequenza cadrà nel campo di frequenza della luce infrarossa o ultravioletta. Questa è la motivazione per cui i dispositivi laser con lunghezza d’onda che cade nel non visibile sono muniti di un dispositivo laser supplementare che fornisce un raggio visibile detto “pilota” per facilitare l’operatività. Nella fig.2 viene schematizzata la cosiddetta “finestra terapeutica” che è un intervallo ben definito compreso fra 600 e 1400 nm in cui mancano cromofori specifici per cui il raggio laser può penetrare in profondità nei tessuti. L’interazione tra la radiazione laser e i tessuti biologici sono alla base degli effetti “benefici” del laser che, a ben vedere, sono l’imitazione di ciò che comunemente avviene in natura. A livello del mare gran parte delle radiazioni provenienti dal sole e filtrate dagli strati superiori dell’atmosfera appartengono proprio alla finestra terapeutica. Non a caso nei decenni passati, per ritemprarsi o per la convalescenza dopo una malattia, si cercava di stare al mare e al sole. Il laser terapeutico, che emette nell’intervallo della “finestra terapeutica”, nasce proprio per simulare il sole. La radiazione laser penetrando nei tessuti provoca delle reazioni biochimiche sulla membrana cellulare e all’interno dei mitocondri che inducono diversi effetti tra i quali:
• Vasodilatazione e locale ipertermia
• Aumentate richieste metaboliche cellulari
• Variazione della pressione idrostatica intracapillare
• Aumentato drenaggio linfatico
• Migliore efficacia della pompa sodio/potassio
• Maggior assorbimento dei liquidi interstiziali
• Attivazione del microcircolo
• Stimolazione metabolica
• Aumentata trasformazione dell’ADP in ATP e maggior ricambio elettrolitico tra gli ambienti intra ed extra cellulari
• Lieve modificazione del PH intra ed extra cellulare.
L’effetto antalgico avviene per aumento della soglia di percezione delle terminazioni nervose algotrope e concomitante liberazione delle endorfine. L’effetto antiflogistico, antiedemigeno, eutrofico e stimolante per il tessuto cellulare è dovuto all’aumento del flusso ematico in seguito alla vasodilatazione capillare ed arteriolare. L’effetto antiedemigeno è dovuto dalla modifica della pressione idrostatica intracapillare con aumento dell’assorbimento dei liquidi interstiziali e conseguente riduzione di edemi e attivazione per il ricambio cellulare. La trasformazione delle prostaglandine in prostacicline con conseguente blocco dei mediatori dell’infiammazione concorre a determinare l’effetto antiedemigeno e antalgico.
Ogni tipo di laser emette luce ad una determinata lunghezza d’onda che interagisce in modo diverso con i cromofori presenti nel tessuto. L’effetto terapeutico deriva dall’interazione della luce laser con il tessuto biologico interessato e la sua specificità dipenderà dalla lunghezza d’onda del laser e dalle caratteristiche strutturali del tessuto interessato.
Il raggio laser interagisce con i cromofori: si definiscono endogeni quelli presenti nei tessuti come l’acqua, l’emoglobina, la melanina, le proteine e gli acidi nucleici). Sono esogeni invece quei cromofori che vengono apportati dall’esterno e fissandosi sui tessuti li rendono fotosensibili. Pertanto i vari gradi di penetrazione della luce laser nei tessuti dipenderanno dalla lunghezza d’onda del raggio laser, dalle caratteristiche ottiche del tessuto interessato e dalla concentrazione e collocazione più o meno profonda dei cromofori, endogeni o esogeni che siano.
Diretta conseguenza di questa interazione sono gli svariati possibili campi di applicazione della laser terapia:
• Artralgie e artropatie di varia natura sia reumatica che degenerativa con e senza versamento (epicondiliti, gonalgie, miositi, poliartriti, sciatalgie, lombaggini, algie dell’ATM).
• Traumatologia generale come distorsioni articolari, tendiniti, tenosinoviti croniche, stiramenti muscolari, edemi, ecchimosi, borsiti, entesiti, strappi muscolari, fenomeni artrosici, patologie da sovraccarico e traumatismo, ecc.
• Terapia dermatologica in caso di postumi di flebiti, ulcere atrofiche e varicose, Herpes Zoster, acne, dermatiti, afte, ecc.
• Riabilitazione motoria
• Accelerazione della guarigione delle varie soluzioni di continuo: ferite, piaghe, piaghe da decubito, ulcere, fistole, escoriazioni, lacerazioni, ferite lacero-contuse, ecchimosi, ematomi, tumefazioni.

Dott. Savino Cefola