Le proprietà benefiche del cocco.

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L’allattamento al seno per prevenire le malocclusioni ed altro ancora!

Il senso comune, avvalorato dalla ricerca scientifica, designa l’allattamento al seno come il metodo superiore di alimentazione infantile: i vantaggi nutrizionali, immunologici, psicologici e generali che esso conferisce alla salute del bambino sono stati documentati per anni (1-9). Legovic (10) ha elencato i benefici del latte materno in confronto a quello artificiale, compresi: contenuto nutrizionale ideale, miglior assorbimento, minor frequenza di allergie alimentari, facilitazione nello sviluppo psicologico, migliori difese immunitarie e un sostanziale vantaggio economico.
Ma c’è un altro notevole beneficio dell’allattamento materno esclusivo: gli effetti positivi sullo sviluppo della cavità orale del bambino, che includono un perfetto modellamento del palato duro con appropriato allineamento dei denti e minori problemi di malocclusione. Lo scopo di questa dissertazione è stimolare ulteriori ricerche, nonché sottolineare l’importanza dell’allattamento al seno nello sviluppo e nel mantenimento dell’integrità fisiologica della cavità orale.

Rassegna della letteratura

Effetti dell’allattamento al seno o al biberon sulla deglutizione infantile.
Come ben sa lo specialista di allattamento, la chiave del successo dell’allattamento al seno è un appropriato attaccamento e deglutizione del neonato alla mammella, come è descritto da Woolridge (11), Escott (12), Weber (13) e Bosma (14). Quando l’attaccamento al seno è efficace, il neonato introduce nella bocca il capezzolo insieme a parte del tessuto areolare, ed estende la lingua oltre la rima gengivale inferiore. Le labbra sono incurvate verso l’esterno, sigillate sopra il tessuto dell’areola, creando una buona tenuta. In una fase iniziale, la suzione è necessaria per effettuare la presa e per allungare seno e capezzolo all’interno della bocca, fino al punto di giunzione fra palato duro e palato molle. Se la tenuta non è buona, sono necessarie ripetute suzioni. Finché la bocca si mantiene sigillata sul seno, il bambino può ottenere facilmente il latte, attraverso un movimento di tipo peristaltico della lingua che comprime la morbida porzione del capezzolo contro il palato.
Il lattante deve comprimere il tessuto areolare, dato che i seni lattiferi materni sono situati sotto questa zona. Comprimendo la zona dei seni lattiferi, viene favorito il flusso del latte fuori delle numerose aperture presenti sul capezzolo. Quest’azione di compressione peristaltica della lingua spinge il latte verso la gola, dove il bambino lo inghiotte ottenendo il nutrimento (fig.1). Questo modo sano e normale di deglutire costituisce la base del corretto riflesso di deglutizione, che si manterrà fino all’età adulta.
Confrontando gli aspetti meccanici dell’allattamento al seno con quelli al biberon, Weber (13) ha notato quest’azione peristaltica o di rotolamento della lingua nei bambini che poppano al seno. Al biberon invece la lingua effettua un movimento più simile a un pistone o a uno schiacciamento. Picard (15) ha scritto che il lattante è costretto a tenere la lingua in su per bloccare l’abbondante flusso di latte che fuoriesce dai larghi fori di uscita della tettarella, ed evitare che esca con troppa forza. Quest’anomala attività motoria della lingua si correla ad una condizione di spinta linguale o di deglutizione deviata.
La figura 2 mostra una pressione della lingua, e il morso aperto che ne risulta, in un bambino e in due adulti. Weber (13) ha anche osservato che i bambini allattati, quando non stanno poppando, restano con il capezzolo moderatamente agganciato dalla lingua, mentre in quelli che succhiano il biberon è la tettarella che resta espansa ed aggancia la lingua. La differenza fra i movimenti e la posizione di riposo nella lingua dei bambini allattati al seno o al biberon dipende probabilmente dalla fattura stessa del materiale (lattice o silicone) della tettarella. Dato che per queste non esiste uno standard, gli effetti sulla suzione dei neonati allattati al biberon possono essere vari.

Effetti dell’allattamento o della somminstrazione col biberon sullo sviluppo della cavità orale.
Sviluppo muscolare: nel 1959, Picard (15) ha osservato che la suzione attiva al seno incoraggia lo sviluppo della mandibola, rinforzando i muscoli masticatori. Bosma (14) nel 1963 ha contribuito suggerendo che “la lingua, il labbro inferiore e la mandibola si muovono di concerto per portare il capezzolo dentro la bocca e svuotarlo ritmicamente con una serie di compressioni che procedono secondo una sequenza antero-posteriore”. Weber (13) ha concluso affermando che l’azione di “mungitura” della lingua durante la poppata al seno è più importante della suzione al fine di ottenere latte. Nel suo primo lavoro, Picard (15) suggerisce che gli effetti indesiderabili delle tettarelle sui neonati sono permanenti, e la correzione in momenti successivi della vita può essere estremamente difficile, poiché lo sviluppo muscolare potrebbe già essere stato influenzato. Mentre il robusto movimento di suzione al seno incoraggia lo sviluppo mandibolare, quello al biberon può realmente ostacolare la formazione di muscoli mandibolari forti. Newman (16) afferma che la precoce introduzione di biberon può causare problemi di suzione.
Drane (17) nota che, durante l’allattamento, la forma del capezzolo è determinata dalla geometria interna della bocca del lattante. Invece una tettarella di gomma ha una forma propria, una forma specifica, ed è fatta di un materiale più rigido del tessuto della mammella. L’azione “a pistone” impiegata per ottenere il latte dal biberon è più potente ed esplosiva dell’azione di poppare al seno. Pertanto, la pressione applicata alla tettarella è maggiore che al seno; questa pressione è prodotta prevalentemente dalla muscolatura orale. Koenig (18) ha attestato che durante la poppata al biberon il bambino produce una suzione orale tramite la muscolatura orale, piuttosto che toracica. Woolridge (11) ha anche dimostrato che durante l’allattamento è richiesta una suzione minore che al biberon. Una suzione forzata provoca il rientramento delle guance, esercitando pressione sulle gengive e i denti ed influenzando la posizione di questi ultimi. Quest’azione causa anche un’implosione dell’oro-faringe, incidendo sul suo sviluppo. Durante l’allattamento, per comprimere i seni lattiferi il bambino deve lavorare con le mascelle in modo naturalmente fisiologico. Quest’azione, unitamente a movimenti di deglutizione normale, aiuta lo sviluppo della muscolatura periorale (intorno alla bocca e alle mascelle).

Sviluppo cranio-facciale ed eziologia delle malocclusioni.
Shepard (19) ha notato che l’incremento più massiccio nello sviluppo cranio-facciale avviene entro i primi 4 anni di vita, e si completa al 90% entro i 12 anni di età. Il tessuto della mammella, morbido ed elastico, ha un effetto benefico nel plasmare il palato duro, perché si schiaccia e si dilata in risposta all’azione della lingua del bambino. Quando il lattante mette in atto un movimento di tipo peristaltico per “strizzare” il latte dal capezzolo/areola, il suo palato duro viene delicatamente modellato in una conformazione arrotondata ad “U”. Un palato conformato in modo fisiologico ed appropriato permette un corretto allineamento dei denti e riduce l’incidenza della malocclusioni.
Nelle prime fasi di sviluppo della cavità orale il palato è malleabile quasi come cera molle. Pertanto, quando un oggetto è premuto contro la tenera struttura ossea, il palato può venire modellato in una forma innaturalmente stretta. Alla fine questo porta ad un inadeguato allineamento dei denti, ed il palato a “V” si correla in molte persone con le malocclusioni. Questa dinamica spiega anche come i denti posteriori dell’arcata superiore vengano forzati all’indentro provocando il “morso inverso”. Una volta che si è sviluppata una malocclusione, ciò provoca un effetto a catena che danneggia il resto della bocca.
Nel 1987, Labbok e Hendershot (20) hanno pubblicato uno studio di coorte retrospettivo su 9.698 bambini fra i 3 e i 17 anni di età. Tale studio ha mostrato la relazione esistente fra allattamento e malocclusione. I dati hanno provato che i bambini allattati per 3 mesi o meno avevano un tasso di malocclusione del 32,5%; i bambini allattati al seno per più di 12 mesi avevano invece un tasso di solamente il 15,9%. In questo studio, i bambini allattati al biberon avevano una probabilità 1,84 volte maggiore di avere malocclusioni, rispetto a quelli allattati al seno. Gli autori hanno concluso che ogni mese in più di allattamento materno contribuisce a diminuire la percentuale di malocclusioni.
Altre abitudini infantili, non correlate al tipo di alimentazione, possono contribuire alle malocclusioni. Gli studi effettuati da Larsson (21,22) hanno concluso che la suzione prolungata del dito causa un morso aperto anteriormente, con la proinclinazione e protrusione degli incisivi mascellari, un allungamento dell’arcata superiore e uno spostamento anteriore della mascella. Gli studi di Bowden (23), Melsen (24), Paunio (25) e Ogaard (26) hanno trovato un’associazione diretta fra uso di succhiotti e malocclusioni. Il tipo di malocclusione descritto da questi autori include il morso inverso, la riduzione dell’ampiezza dell’arcata, minore altezza della faccia anteriore, rotazione dell’angolo del piano mandibolare, morso aperto e deglutizione con interposizione della lingua.

Esame di crani storici.
Mi sono interessato all’argomento quando, nell’arco di più di 27 anni di pratica clinica, ho rilevato similitudini nelle modalità di malocclusione, difetti dentari e conformazione del palato duro di migliaia di pazienti. La mia ipotesi è stata che le tettarelle avevano avuto un influsso negativo sulla formazione del palato. Per verificarlo, ho iniziato a studiare crani antichi, appartenenti quindi a persone che necessariamente dovevano essere state allattate esclusivamente al seno.
Storicamente l’allattamento materno è stato il metodo primario di alimentazione dei bambini fino a tempi recenti. Fildes (27) spiega che “sebbene biberon di vetro con la base sferica e a collo lungo, predisposte per avvitarvi un coperchio con una spugna all’estremità” furono inventate intorno al 1770, “le tettarelle di caucciù non entrarono nell’uso comune fino alla metà del XIX secolo”. Confrontando i crani di persone che erano vissute prima o dopo l’introduzione di queste tettarelle, è possibile esaminare come esse hanno inciso sullo sviluppo della cavità orale.
Larsson (28) ha studiato i crani medioevali di giovani svedesi, alla ricerca di malocclusioni che potessero essere correlate all’abitudine di ciucciare il dito o un oggetto analogo a un succhiotto. Ha trovato che le malocclusioni collegabili a simili abitudini erano estremamente scarse, cosa confermata dai rapporti sulle culture non industrializzate.
La prima collezione di crani che ho valutato era conservata al Centro Medico dell’Università del Kansas, a Kansas City. Si tratta di 210 crani antichi che si ritiene provengano dall’India, una cultura dove, fino a poco tempo fa, predominava l’allattamento materno. Solo 4 di questi 210 crani (approssimativamente il 2%) mostravano segni di malocclusione. Uno di essi aveva un’asimmetria della mascella di origine genetica, ed altri 3 avevano un morso leggermente aperto, forse a causa di un’anormale attività motoria della lingua. I crani privi di malocclusioni (98%) avevano palati duri ampi, con arcate ad “U”, ed un appropriato allineamento dei denti. In seguito agli studi su questo gruppo originario di crani, ho esaminato altri venti crani preistorici, di cui alcuni datati 70.000 anni, conservati al Dipartimento Antropologico dell’Università del Kansas. Anche questi crani mostravano occlusioni corrette, una presenza minima di carie, palati duri ampi e arcate ad “U”. La valutazione finale è stata fatta su 370 crani conservati allo Smithsonian Institute di Washington, D.C. Erano crani preistorici di indiani nordamericani delle pianure, ed altri più recenti di americani datati dal 1920 al 1940. I crani preistorici mostravano la stessa conformazione descritta prima, mentre in quelli più recenti era evidente una distruzione e collasso significativo della cavità orale. Molti di questi crani recenti rivelavano gravi patologie periodontali, malocclusioni, denti mancanti, e qualche dentiera. Non era affatto questa la situazione dei crani preistorici, prima dell’invenzione del biberon, della tettarella e del succhiotto.
Le malocclusioni erano state rinvenute raramente durante l’esame dei crani preistorici.
La figura 3 mostra il confronto tra un cranio preistorico con un’arcata ad “U”, e una moderna arcata a “V”. L’arcata ad “U” offre abbastanza spazio per un corretto allineamento; quella a “V” è associata con accavallamento e malallineamento dei denti. Per comprendere meglio come l’allattamento al seno influenzi l’aspetto delle malocclusioni, si consideri che, dei circa 600 crani antichi che ho esaminato e valutato, pressoché tutti avevano perfette occlusioni. Tutti questi crani provenivano da popolazioni vissute prima dell’invenzione del moderno biberon, oppure da culture ove vigeva l’allattamento materno, e quindi queste persone per forza di cose dovevano essere state allattate. Questi crani mostravano universalmente una buona occlusione, poche carie dentali, ed archi dentali ben arrotondati in un’ampia “U”. Nei crani più recenti, questa conformazione è stata rilevata in un numero molto inferiore.

L’allattamento materno e lo sviluppo delle vie respiratorie.
Un altro problema che occorre durante il precoce sviluppo della cavità orale è la violazione dello spazio riservato alle cavità nasali. Quando la volta palatale è spinta verso l’alto, il pavimento della cavità nasale sale altrettanto. Dato che l’arco del naso non sale allo stesso modo, c’è una diminuzione dello spazio nasale totale. Questo può avere un effetto drammatico sull’efficienza respiratoria di un individuo, a causa della riduzione dello spazio delle fosse nasali. Kushida e altri (29) hanno dimostrato che un palato con un’arcata stretta e profonda, come è qui descritta, è un buon predittore del russare e dell’apnea ostruttiva durante il sonno. Gli individui con una buona occlusione invece hanno normalmente un’arcata ben arrotondata ad “U”.

Conclusioni.
Prevenire le patologie in modo naturale supera ampiamente l’alternativa che abbiamo, cioè trattare queste patologie con le nostre tecnologie più avanzate, che richiedono tempo e costi elevati. E’ stato evidenziato il vantaggio immunologico, emozionale e nutrizionale dell’allattamento; questa relazione riporta un altro poco noto beneficio: la salute dentale.
I bambini allattati hanno una migliore opportunità, rispetto a quelli nutriti con il biberon, di avere salute dentale, grazie agli effetti della suzione alla mammella sullo sviluppo della cavità orale e delle vie aeree. Grazie al minor numero di malocclusioni, questi bambini potrebbero avere minor bisogno di cure ortodontiche; in più, i bambini con uno sviluppo appropriato, ben conformato ad “U”, delle arcate dentali, come comunemente si trova nei bambini che effettuano allattamento materno, potranno avere minori problemi nel russare e nell’apnea notturna più avanti nella loro vita.

Bibliografia
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28. Larsson E. Malocclusions in juvenile medieval skull material. Swed Dent J 1983; 7:185-90.
29. Kushida CA, Efron, B, Guilleminault C. A predictive morphometric model for the obstructive sleep apnea syndrome. Ann Int Med 1997; 127:581-87.

fonte: La Leche League Italia


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Il tè macchia i denti?

Il tè è certamente uno dei maggiori responsabili delle macchie esterne dei denti. Tali discromie si devono sopratutto al suo alto contenuto di tannini, composti polifenolici di colore marroncino. Tali sostanze hanno la capacità di legarsi tenacemente alle proteine, comprese quelle presenti nel cavo orale, ad esempio nello smalto dei denti, nella saliva e nella placca batterica.
Pertanto, tutti gli alimenti ricchi di tannini tendono a macchiare i denti. Ad esempio, si è più soggetti a discromie dentali se si consuma tè nero al posto di quello verde, poiché quest’ultimo è generalmente meno ricco di tannini. Tali sostanze sono tipiche del regno vegetale e abbondano anche nel vino rosso e in molte piante medicinali utilizzate per decotti o infusi contro la diarrea.
Il caffè contiene molti meno tannini rispetto al tè, ma tende comunque a macchiare i denti perché ricco di pigmenti scuri che vengono trattenuti dalla placca, dal tartaro e dalle porosità dello smalto dentale.

Tratto da Mypersonaltrainer


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Mele e igiene orale: le mele fanno bene ai denti?

 

Una storica pubblicità rivolta alla promozione di prodotti per la cura dell’igiene orale ha associato a lungo il morso di una mela al concetto di salute e bellezza dei denti. Ma le mele possono davvero essere preziosi alleati per la salute dei nostri denti?
A tal proposito alcuni dettagli sono molto importanti; nella pubblicità in questione, ad esempio, si utilizzava una mela verde e croccante (presumibilmente della varietà granny smith), mangiata con la buccia.
Questo tipo di mela si caratterizza per un minor contenuto di zuccheri rispetto ad altre varietà; inoltre, se consumata ancora acerba, il suo contenuto zuccherino è inferiore rispetto a quello del frutto maturo.
Importantissimo anche il consumo della mela con la buccia; infatti, proprio come le setole dello spazzolino e il filo interdentale, durante la masticazione la buccia della mela contribuisce alla detersione meccanica dell’apparato dentale e parodontale.
Un’altra caratteristica della mela verde è l’alta concentrazione di acido malico, responsabile del gusto acidulo del frutto. Come tutte le sostanze acide, l’acido malico aiuta a sbiancare i denti; tuttavia, può anche creare danni alla superficie dello smalto e della sottostante dentina, il che può creare qualche problema ai soggetti con denti sensibili e poco mineralizzati. Va comunque aggiunto che le mele vengono spesso indicate come alimenti con un discreto contenuto di fluoro, noto minerale dall’effetto preventivo contro la fragilità dello smalto e la carie.
Un risciacquo della bocca con acqua dopo il consumo di una mela può comunque contribuire a riportare il pH orale alla normalità, prevenendo i danni allo smalto e completando l’azione detersiva del frutto.

Tratto da Mypersonaltrainer


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Il cioccolato fa bene ai denti?

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Category : Alimentazione

Gli esperti del XXI Congresso Nazionale del Collegio dei Docenti Universitari di Odontoiatria hanno inserito il cioccolato nella lista degli alimenti “salva-sorriso”. Secondo il Collegio, il cioccolato aiuterebbe i denti a non perdere smalto e a non essere attaccati da placca e carie.
Tale affermazione potrebbe apparire sconcertante, considerata la ricchezza di zuccheri del cioccolato e la sua tendenza ad aderire ai denti e alla saliva. Entrambe queste caratteristiche, infatti, contribuiscono ad elevare significativamente il rischio cariogeno dell’alimento.
I benefici per i denti derivanti dal consumo di cioccolato fondente dipenderebbero dalla presenza di alcuni “antibatterici naturali” all’interno del cacao. In particolare, alcuni polifenoli (tannini) impedirebbero allo Streptococcus mutans di produrre glucani, come il mutano, che conferiscono al batterio capacità adesive alle superfici dentali. Ricordiamo, a tal proposito, come gli effetti cariogeni di una dieta ricca di zuccheri siano da attribuire soprattutto ad un aumento di adesività del batterio, mentre minore importanza ha l’effetto sulla nutrizione dello stesso.
Le proprietà “anti-adesive” del cacao sono state dimostrate da alcuni studi, che ad esempio hanno portato alla luce una riduzione della placca e della conta di streptococchi mutans dopo l’uso di un collutorio “medicato” con estratti di cacao.
Non a caso, lo stesso congresso inserisce nella lista degli alimenti anti-carie altri cibi ricchi di tannini, come il caffè e il vino rosso. Occorre comunque considerare che gli alimenti ricchi di tannini tendono a macchiare i denti, soprattutto se sono ricchi di sostanze cromogene, come il tè nero o il cacao.
Per beneficiare delle possibili proprietà anti-carie del cioccolato, gli esperti del sottolineano come sia molto importante:
• scegliere prodotti fondenti ad alta percentuale di cacao (80% o più);
• consumarlo a fine pasto o comunque quando è possibile lavarsi i denti entro pochi minuti;
• evitare di consumarlo in associazione a dessert troppo ricchi di zuccheri e carboidrati
In caso contrario, il cioccolato potrebbe rivelarsi più dannoso che benefico per la salute orale.

tratto da Mypersonaltrainer


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La curva di Stephan.

La curva di Stephan raffigura l’andamento del pH della placca dopo il consumo di un pasto ricco di zuccheri. Tale curva viene spesso ripresa dagli spot pubblicitari di chewin-gum senza zucchero e di altri presidi utili quando non è possibile eseguire una corretta igiene orale con spazzolino e dentifricio.

Negli anni ’40 del secolo scorso, Stephan effettuò una serie di esperimenti in vivo misurando il pH della placca tramite degli elettrodi posti sulla superficie dentaria. I dati raccolti da Stephan dimostrarono come, subito dopo uno sciacquo con soluzione zuccherata, il pH della placca scenda bruscamente nel giro di 5 minuti, per poi risalire gradualmente ai valori basali nei successivi 30 minuti. Ciò dimostra come, nei 20-30 minuti dopo il pasto, si raggiungano livelli di acidità lesivi per lo smalto, che inizia a soffrire a pH inferiori a 5.5 demineralizzandosi con perdita di calcio e fosfato. Il ripristino del pH nei successivi 30 minuti si deve all’aumento della concentrazione di bicarbonati nella saliva.
L’andamento della curva di Stephan è simile in soggetti con denti sani e in quelli affetti da carie; tuttavia, in questi ultimi i valori di pH sono mediamente inferiori, sia a livelli basali che nel picco di acidità dopo il pasto zuccherato.
La curva di Stephan spiega il motivo per cui è importante evitare il consumo ravvicinato di spuntini zuccherosi e dolciumi, molto comune nei bambini. Simili abitudini, infatti, portano ad aumentare il periodo di tempo in cui lo smalto è esposto a livelli di acidità critici. Per questo, è preferibile consumare un alimento dolce durante i pasti principali, evitando gli spuntini fuori pasto.

tratto da www.my-personaltrainer.it


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L’igiene orale comincia a tavola.

L’80% della popolazione mondiale soffre per la carie, un cittadino italiano su due è, ancora oggi, affetto da carie, ad essere interessati prevalentemente gli adulti (tra i 30 e i 50 anni), e la carie è direttamente correlata a una scarsa igiene orale: il 77% dei soggetti con cattiva igiene orale presenta carie a fronte del 34% con buona igiene orale. Scarsa salute orale che diventa anche un problema sociale visto che i cittadini europei perdono in media ogni anno 6 giorni di lavoro per le cure odontoiatriche con un costo di 79 miriadi di euro.
A ricordarlo Giampietro Farronato, professore Ordinario di Ortognatodonzia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e presidente SIDO presente ad un evento organizzato da Colgate per sottolineare come il cibo possa essere un alleato per la salute orale. E non poteva essere che Eataly di Milano la sede che ha ospitato la presentazione.
Il cibo e salute orale è un binomio inscindibile e molto spesso si associa, giustamente, certi cibi al rischio carie ma non è sempre
così, a volte il cibo può essere un alleato per tutelare al salute orale.
Ovviamente, ha ricordato il prof. Farronato, “zuccheri ed altri cibi possono alterare i livelli di acidità e la quantità di zuccheri presenti nella saliva”, quindi male. Bene, invece, se ci laviamo i denti almeno 20 minuti dopo che abbiamo mangiato, non avremo “alimentato” il batteri che favoriscono la carie e neppure “corroso” le superfici dei nostri denti.

Ma se non possiamo lavarci i denti dopo ogni pasto?
Il cibo può venirci in aiuto, l’Igiene orale passa anche attraverso una sana alimentazione, ha detto la prof.ssa Erna Lorenzini, medico, professore Aggregato in Scienze tecniche Dietetiche applicate presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano.
Per dare delle indicazioni chiare ai cittadini in collaborazione con Colgate, è stato realizzato un Regolario e Piramide odonto-alimentare.piramide alimentare

Il Regolario di Igiene Orale 3.0 è un documento composto da 10 punti che insegnano ad utilizzare il cibo in modo appropriato per una buona igiene orale, soprattutto negli intervalli tra i pasti principali e quando non è possibile lavare i denti.
Suggerisce come combinare i diversi alimenti privilegiando il consumo di quelli anticarie (verdure fibrose, acqua, latte, formaggi stagionati, frutta secca) o cariostatici (verdure cotte, carne) alla fine dei pasti o come spuntini, evitando di concluderli con alimenti o bevande potenzialmente cariogene (dolci, alimenti appiccicosi, bevande zuccherate, ecc.).
“Il cibo può essere un valido strumento per neutralizzare l’acidità e rimuovere in modo meccanico, cioè masticando, i residui zuccherini e appiccicosi che promuovono i processi erosivi dello smalto”, ha evidenziato la prof.ssa Lorenzini.
Per conoscere i cibi da “guardare” con sospetto e quelli “amici” dei nostri denti è stata realizzata una Piramide odonto-alimentare in cui sono stati raggruppati gli alimenti tra cariogeni, anticariogeni e cariostatici (al fondo della pagina è possibile scaricare il materiale). Piramide alimentare realizzata sulla base di una dieta mediterranea, ha vulto precisare la prof.ssa Lorenzini evidenziando come alimenti tipici di altre culture, non contemplati nella Piramide, possano essere, comunque, ottime alleate per la salute orale.
Questi i consigli alimentari
• Privilegiare cibi che hanno un’azione protettiva, elevata consistenza, che richiedono una vigorosa masticazione e che non producono fermentazione acida nel cavo orale. Infatti, alcuni tra i batteri che crescono sulla superficie dei denti si nutrono di zuccheri e producono acidi di scarto che attaccano i denti causando una perdita di minerali che, a sua volta, può determinare la lesione cariosa.
Fondamentale riconoscere gli alimenti a seconda del loro potere cariogeno, cariostatico o anticariogeno.
• Capire se possono essere consumati in associazione fra loro o quali sono i momenti della giornata in cui è preferibile assumerli.
• Gli alimenti cariogeni, ad esempio agrumi, cereali, bevande dolci, possono favorire l’insorgenza e lo sviluppo della carie ma solo in presenza di placca batterica; non vanno esclusi dalla dieta ma possono essere consumati in associazione con cibi protettivi.
• I cibi anticariogeni, come il latte, i formaggi stagionati o la frutta secca, contrastano la formazione della carie favorendo la crescita di batteri benefici.
• I cibi cariostatici, come carne, pesce, uova e quasi tutte le verdure, sono neutri; per questo, anche in assenza di un’adeguata igiene orale, aiutano a proteggere i denti. Sia gli alimenti anticariogeni che i cariostatici sono perfetti per uno spuntino o a fine pasto

Fonte: www.odontoiatria33.it

 


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Bibite gassate corrosive come le batterie dell’auto.

Le bibite gassate corrodono lo smalto dei denti quasi come l’acido contenuto nelle batterie delle automobili. Insomma, “i soft drink alla lunga determinano una significante perdita dello spessore dello smalto”. Lo riferisce una ricerca della Southern Illinois University School of Dental Medicine, in Usa. Colpa dell’acido citrico e fosforico, ingredienti base di lattine e bottiglie ad alto tasso di bollicine. Gli scienziati statunitensi spiegano su General Dentistry, che “le bibite gassate e zuccherate non dovrebbero destare preoccupazione solo per i loro effetti sull’ago della bilancia. Oltre a essere responsabili dell’aumento di peso, infatti, danneggiano irrimediabilmente i denti”. Conclusioni che hanno fatto subito scendere sul piede di guerra i colossi dell’industria alimentare. “Lo studio semplicemente non fotografa la realtà”, commenta la portavoce dell’associazione americana dei produttori di bibite, Tracey Halliday. Contestato anche il metodo con cui è stata condotta la ricerca. Gli scienziati Usa hanno sottoposto a esame 20 soft drink, comprese le best-seller Coca Cola, Pepsi, 7Up e le loro versione senza zucchero. E hanno misurato la loro acidità appena stappate. Quindi hanno immerso per 48 ore, dopo averle pesate, porzioni di smalto da denti appena estratti. Ebbene: “Lo smalto immerso in Coca Cola, Pepsi, Rc Cola, Squirt, Surge, 7 Up e Diet 7 Up, aveva perduto oltre il 5% del suo peso”. Nella speciale classifica delle bibite meno amiche dei denti, la maglia nera va alla Rc Cola (pH 2,387), seguita dalla Cherry Coke (pH 2,522) e dalla Coca Cola (pH 2,525). Per poter fare il confronto, i ricercatori evidenziano come l’acido delle batteria abbia un pH pari a 1 e l’acqua pura, a temperatura ambiente, pari a 7. Il grado di erosività dei soft drink però è il risultato di una serie di varianti: il peso maggiore è sicuramente dell’acido citrico.

fonte ww.torinomedica.com