Category Archives: Igiene Orale

  • 0

Alimenti cariogeni e cariostatici.

Una corretta alimentazione influenza positivamente la salute generale. Ed è fortemente influenzata anche la salute dei denti e, a seconda dei casi, la dieta può prevenire o favorire la formazione della carie. Per salvaguardare il benessere e la bellezza dei denti, ma anche dei tessuti gengivali, l’alimentazione è davvero fondamentale. Consumare cibi freschi, ricchi di vitamine specie C e D ma anche sali minerali insieme ad una corretta igiene orale sono aspetti molto importanti per scongiurare non solo infezioni e patologie del cavo orale ma anche altri problemi di salute. Esistono infatti alcuni alimenti, detti cariogeni, non salutari per i nostri denti in quanto possono provocare erosione dello smalto e favoriscono la crescita dei  batteri responsabili della carie. Tali alimenti sono caratterizzati dall’alto contenuto in zuccheri e dal ph acido. Sono ancor più dannosi per i denti quando hanno una consistenza morbida e appiccicosa. Pertanto gli alimenti più cariogeni in assoluto sono quelli acidi e zuccherati come molte bevande gassate e quelli ricchi di zuccheri  e appiccicosi come il caramello, le marmellate, le caramelle gommose, i lecca-lecca, il torrone, ecc.. Gli alimenti zuccherini che tendono ad attaccarsi ai denti come il sono molto pericolosi perché permangono più a lungo all’interno del cavo orale esponendo i denti all’attacco degli acidi.

Oltre al tipo di alimento, è molto importante considerare anche il momento della giornata in cui lo si consuma, la frequenza e l’associazione con altri cibi. Non è il caso di abolire completamente questi alimenti ma sarebbe il caso di prendere qualche piccola precauzione: gli alimenti cariogeni andrebbero consumati solo se è possibile lavarsi i denti e si dovrebbe evitare il consumo di questi alimenti come merenda o come spuntino fuori casa, o a fine pasto nel caso non sia poi possibile lavarsi i denti. E comunque è preferibile consumare alimenti cariogeni in modo saltuario infatti, più che la quantità di zuccheri del singolo pasto è molto più importante la frequenza di consumo dello stesso. Per esempio, se consideriamo che il mangiare una caramella  crea un ambiente acido che favorisce l’aggressione dello smalto, è sicuramente meno dannoso mangiare 4 caramelle in una volta sola che 4 caramelle in 4 momenti diversi della giornata. Dopo aver consumato alimenti cariogeni è consigliabile consumare cibi che proteggono i denti, detti non cariogeni come la frutta secca a guscio (noci, mandorle, ecc..), frutta fresca non acida (mele o pere meglio se con la buccia), verdure crude, formaggi stagionati e latticini.

Per quanto riguarda gli zuccheri vanno fatte alcune considerazioni:

·         Gli zuccheri più cariogeni sono quelli semplici, come il saccarosio, il glucosio ed i derivati industriali. Tuttavia non è sufficiente limitare l’assunzione diretta di zucchero per prevenire la carie in quanto oggigiorno il saccarosio è diventato l’ingrediente fondamentale di molti alimenti. Si trova nelle bibite, nei dolciumi, nelle pastine, e persino nei cereali per la prima colazione. La limitazione del consumo è quindi difficilmente controllabile.

·         Se è vero che gli zuccheri semplici vengono rapidamente utilizzati dalla flora batterica è altrettanto vero che gli alimenti contenenti carboidrati complessi possono essere ugualmente pericolosi. Secondo recenti ricerche viene data più importanza al tempo di permanenza del cibo all’interno della bocca rispetto alla quantità di zucchero in esso contenuta.

·         In natura esistono degli zuccheri con potere cariogeno molto basso o addirittura assente. Tra i più diffusi va ricordato il fruttosio ed i polialcoli.  Questi ultimi hanno tra l’altro un potere calorico inferiore allo zucchero, non sono tossici e sono consigliati nei diabetici ed in caso di sovrappeso. Alcuni di questi dolcificanti espletano addirittura un’azione positiva come per esempio lo xilitolo che, con la sua forte attività antibatterica, è in grado di previene la carie.

Poiché la carie non è altro che un’infezione provocata da alcuni microrganismi che popolano il cavo orale e che lo sviluppo e la proliferazione di questi batteri è favorito dai residui di cibo che rimangono negli interstizi tra i denti, è importante associare ad un’alimentazione adeguata una corretta igiene orale. I batteri vivono in colonie situate sulla parete esterna dei denti, formando la cosiddetta placca batterica, e come tutti gli organismi viventi anche i batteri hanno bisogno di cibo per sopravvivere. Trovano terreno fertile nei residui alimentari che rimangono tra i denti. In particolare le sostanze nutritive preferite dai batteri sono gli zuccheri che vengono utilizzati e trasformati in acido lattico, un prodotto di rifiuto in grado di intaccare lo smalto dentale e causare la carie. Gli alimenti zuccherini hanno pertanto un ruolo determinante nella formazione della carie. Maggiore sarà la permanenza di questi cibi nel cavo orale e maggiore sarà il rischio di sviluppare tale patologia. Particolare attenzione va posta rispetto ai bambini e agli adolescenti in quanto si è maggiormente esposti al rischio di carie sia per fattori costituzionali (minore mineralizzazione dentale) che alimentari (maggior propensione al consumo di zuccheri). Si calcola che entro i 6 anni di età, quasi i due terzi dei bambini sviluppino almeno una carie. In ogni caso, senza troppi divieti per il bambino, è fondamentale imporre ed insegnare l’importanza di una corretta igiene orale. Al giorno d’oggi, se consideriamo che molto spesso nella dieta sono presenti succhi, tisane, minestre e frullati, ne consegue che gli stimoli sui denti sono inferiori rispetto al passato. Poiché la mineralizzazione dei denti è stimolata dalle sollecitazioni meccaniche della masticazione, soprattutto nel periodo della crescita, è opportuno masticare bene e a lungo, sia per rafforzare i denti, sia per migliorare la funzionalità digestiva. Per quanto riguarda il chewing-gum, va detto che potrebbe avere una certa utilità nella prevenzione della carie anche se va sottolineato che non può e non deve sostituire la pulizia dei denti con spazzolino e filo interdentale. Da preferire quelle contenenti sostanze protettive come il fluoro o lo xilitolo, ovviamente da evitare tutte quelle contenenti zucchero. La masticazione del chewin-gum stimola la salivazione che contiene sostanze antibatteriche e stimola il riequilibrio del pH orale alcalinizzandolo.

In conclusione la prevenzione della carie vede due aspetti fondamentali: la corretta igiene orale ed un’alimentazione corretta che privilegi i cibi non cariogeni e cario statici senza rinunciare in modo assoluto ai cibi potenzialmente cariogeni che andrebbero assunti adottando le opportune contromisure.

 

Dott. Savino Cefola e Dott.ssa Antonia Sinesi


  • 0

L’importanza di pulire la lingua.

Nella maggior parte dei casi, l’alito cattivo o alitosi dipende da una cattiva igiene orale. Il semplice spazzolamento dei denti non basta a combattere l’alito cattivo ed una corretta igiene orale deve prevedere anche la pulizia della lingua in quanto è un sito difficilmente detergibile con le comuni pratiche di igiene orale.

Pulire la lingua è di fondamentale importanza per la nostra igiene orale quotidiana, anche se molti ancora non ne conoscono l’importanza. L’eccessiva microflora che risiede sulla lingua è la più frequente causa dell’alitosi. La struttura della lingua è costituita da numerosi solchi e, per questa ragione, è molto facile che i batteri si accumulino e che vi sia un ristagno di residui di cibo, che formano così una patina di tossine e scorie. La putrefazione di sostanze proteiche che si depositano sulla lingua, soprattutto quelle ricche di aminoacidi, rilascia sostanze chimiche quali lo zolfo e composti solforati volatili (soprattutto idrogeno solforato e metilmercaptano) e altre sostanze responsabili del cativo odore, come alcuni acidi grassi a corta catena.

La pulizia della lingua è quindi di fondamentale importanza per prevenire l’alitosi in quanto la patina linguale costituisce una riserva di microrganismi capaci di influenzare la flora batterica dell’intero cavo orale. Una lingua pulita significa, quindi, un rallentamento nella formazione della placca batterica e del suo accumulo, che riduce di conseguenza anche il rischio di carie e gengivite.

Secondo alcuni studi scientifici, pulire la lingua ogni giorno aiuterebbe nella prevenzione della carie dentale e della parodontite e ridurrebbe anche la presenza di Streptococcus mutans, un batterio che comunemente si trova nella cavità orale e che rappresenta uno dei principali responsabili della carie dentaria.

La pulizia della lingua (brushing) si può effettuare usando il classico spazzolino oppure, ancor meglio, ricorrendo ad un apposito strumento chiamato raschietto linguale o nettalingua. La tecnica di pulizia con lo spazzolino prevede il posizionamento dello strumento in orizzontale, tenendo l’impugnatura perpendicolare alla linea centrale della lingua, che deve essere estrusa (cioè fatta fuoriuscire dalla bocca, in modo da poter raggiungere con le setole le zone posteriori del dorso linguale, dov’è presente il maggior numero di batteri). Lo spazzolino va fatto scendere con una leggera pressione verso la punta della lingua. E’ preferibile l’impiego di uno spazzolino a setole morbide per non stressare troppo le papille gustative, situate ai lati e alla base della lingua. Il nettalingua, invece, va fatto passare avanti e indietro sulla superficie della lingua con un movimento lieve ma fermo, sempre procedendo dall’interno fino alla punta della lingua.

L’igiene della lingua è fondamentale anche per la corretta funzione delle papille gustative: percepire i sapori dei cibi che ingeriamo. Diversi studi hanno dimostrato che la sensibilità della lingua sia alle percezioni gustative che alle sensazioni riconducibili al senso del tatto, siano svolte al meglio proprio quando la lingua è detersa e libera da residui alimentari.

dott.ssa Antonia Sinesi


  • 0

Salute orale in gravidanza.

Aspettare un bambino è sicuramente un momento magico e fondamentale nella vita di una donna. In questo periodo delicato non va assolutamente trascurata la bocca e l’igiene orale, che se tralasciata può condurre a problematiche importanti sia per la futura mamma che per il bimbo. Durante la gravidanza e l’allattamento è infatti dimostrato un netto incremento di problematiche odontostomatologiche. Frequenti sono la comparsa di gengiviti, sanguinamento sia spontaneo che provocato, aumento di sensibilità dentaria e altri fastidi di vario tipo. Questi segni e sintomi non vanno sottovalutati per evitare lo sviluppo di patologie più serie come la parodontite, infezione batterica che colpisce i tessuti di supporto del dente e può portare, se non trattata adeguatamente, ad un marcato riassorbimento osseo e in extremis alla perdita di uno o più elementi dentari. Inoltre. la presenza di parodontite nella futura mamma può mettere a rischio la procreazione, in quanto è stata recentemente dimostrata una nuova associazione tra parodontite ed infertilità femminile. In uno studio australiano pubblicato nell’agosto del 2011 viene appunto mostrato come le donne affette da infezioni parodontali richiedano in media 2 mesi in più per rimanere incinta, con lo stesso fattore di rischio quindi delle donne obese. Durante la gravidanza il corpo della donna è sottoposto a mutamenti necessari per adattarsi alla nuova situazione e permettere il corretto sviluppo del feto. Particolare importanza ha l’aumento del circolo sanguigno, che conduce ad una marcata vasodilatazione e che a livello gengivale comporta un rigonfiamento e maggiore rossore delle stesse. Se non viene eliminata correttamente la placca batterica, questa situazione normalmente parafisiologica porta velocemente ad una marcata gengivite e talvolta alla comparsa di escrescenze alquanto fastidiose, che vengono eliminate dal dentista possibilmente col laser, evitando in questo modo la somministrazione di anestetico, che può essere pericoloso per la donna in dolce attesa.
Un altro fattore importante è la comparsa di numerosi sbalzi ormonali (alte concentrazioni di progestinici, da 10 a 30 volte superiori al ciclo mestruale) che incidono anche sul sistema immunitario, che diventa momentaneamente più debole. In pazienti predisposte alla patologie parodontali, o con parodontite lieve, questo momento, unito alla gengivite gravidica e alla non corretta igiene orale, può condurre rapidamente all’instaurarsi di una parodontite conclamata con gravi danni a livello del supporto dentale (anche in presenza di una minima quantità di batteri), con aumento della mobilità dentaria e perfino con la perdita di alcuni denti.
La presenza di piorrea in gravidanza è stata negli ultimi anni correlata, da numerosi studi clinici, ad un maggiore rischio di parto prematuro (circa 37 giorni prima del termine) e di nascita del bambino sottopeso (2,5 kg, sotto la media). Questa correlazione a cosa è dovuta? E’ stato dimostrato come nei tessuti placentari di soggetti affetti da parodontite siano presenti antigeni del Porphyromonas Gingivalis, batterio correlato strettamente all’infezione parodontale, segno che la placenta può essere bypassata da questi microrganismi che, entrando in contatto con la barriera amniotica, producono tossine. Il corpo, rispondendo con la produzione di sostanze infiammatorie, può portare ad un aumento dello stress fisico tale da condurre anticipatamente al parto. Da segnalare, inoltre, come la presenza di una parodontite. quindi di un’infezione nella bocca della mamma. potrà portare alla contaminazione precoce della bocca del piccolo appena nato con fastidiose conseguenze.
La gengivite trascurata, oltre che alla trasformazione in piorrea, può portare a lesioni localizzate più gravi ma per fortuna rare, come l’epulide gravidica che va rimossa chirurgicamente oppure col laser ad alta potenza. E’ quindi chiaro come sia veramente importante curare l’igiene orale in gravidanza per prevenire problematiche alle gengive ma anche ai denti, in quanto aumenta in maniera significativa anche il rischio di carie dentaria. Per questo motivo, se possibile, sarebbe buona norma effettuare un check-up completo della bocca prima di programmare la gravidanza, al fine di eliminare e prevenire gli eventuali problemi che potrebbero sopraggiungere.
Quindi ecco cosa fare durante la gravidanza
E’ necessario contattare il dentista e pianificare una seduta di igiene orale e profilassi durante il 2° o 3° mese; durante la seduta va richiesto di verificare la presenza di alcune problematiche dentali (carie o altro), che potranno essere trattate in sicurezza durante il secondo trimestre di gravidanza o tenute sotto controllo fino al termine della stessa. Andrà quindi controllato attentamente lo stato di salute delle gengive, con una sonda millimetrata, al fine di verificare l’eventuale presenza di tasche parodontali superiori ai 4mm. In presenza di segni di parodontite, va programmata un’indagine diagnostica più approfondita (sondaggio completo, analisi genetica e microbiologica), tralasciando chiaramente la radiologia, e pianificata al più presto una terapia non invasiva. L’approccio col laser e microscopio, in quanto non chirurgico e praticamente indolore, può essere effettuato in sicurezza e con ottimi risultati anche nelle pazienti gestanti, così come nei pazienti anziani o con patologie sistemiche. Qualora non ci siano segni di parodontite, verrà programmata una seconda seduta di controllo ed igiene verso l’8° mese di gestazione. E’ comunque necessario contattare il dentista immediatamente in caso di comparsa di sanguinamento frequente, eccessivi rigonfiamenti gengivali o altri fastidi. Non bisogna infatti avere paura delle visite odontoiatriche durante la gravidanza, in quanto anche qualora siano necessarie anestesie e l’esecuzione di indagini radiologiche, l’avvento della radiologia digitale e l’utilizzo di fiale senza adrenalina hanno decisamente ridotto tutti i possibili rischi.

Ecco ora alcuni consigli pratici da seguire:
• Non fumare. Va evitato il fumo attivo e passivo per almento i 9 mesi di attesa.
Il fumo porta ad una riduzione dell’ossigeno che giunge al feto, danneggiando la sua formazione. Inoltre, il fumo, unito ad un’alta predisposizione genetica, aumenta di quasi 8 volte il rischio di sviluppare la parodontite.
• Assumere fluoro. Il fluoro rinforza gli elementi dentari contro l’azione dei batteri della carie. Il fluoro può essere assunto con l’acqua minerale (verificare il contenuto di • fluoro sull’etichetta) e con il dentifricio e collutorio (chiedere indicazioni al dentista per i presidi più adatti). Talora può essere indicato eseguire durante la gravidanza una o due sedute di fluoro profilassi professionale per rinforzare i denti, processo indolore e della durata di circa 45 minuti.
• Curare l’igiene orale. Spazzolare i denti almeno 2 volte al giorno per due minuti, usando uno spazzolino morbido, il filo interdentale ed un collutorio a base di fluoro o oli-essenziali per ridurre la placca. Il dentista o igienista saranno lieti di dare indicazioni in merito. A partire dal 7° mese può essere utile effettuare uno sciacquo giornaliero di un minuto con un collutorio a base di clorexidina 0,12%.
• Utilizzare chewing-gum a base di Xilitolo, 2 al giorno, che hanno benefici sullo sviluppo dei denti del nascituro, nonché su quelli della madre.
• Curare l’alimentazione. E’ molto importante integrare correttamente la vitamina C (agrumi, kiwi, pomodori), la vitamina D ed A, e minerali come ferro e calcio (latte, formaggi, yogurt) importante per la mineralizzazione di ossa e denti. In particolare, in gravidanza, il fabbisogno di calcio aumenta a circa 1500mg al giorno.

Tratto da my-personaltrainer


  • 0

E’ consigliabile andare dal dentista durante la gravidanza?

E’ consigliabile andare dal dentista durante la gravidanza? E’ diffusa l’opinione che sarebbe preferibile evitare per le possibili conseguenze al feto! Quanto di più sbagliato anzi, al contrario, i controlli dal dentista possono scongiurare problemi, anche gravi, per la gestante e per il nascituro. Del resto, il controllo della salute orale nella gestante, è fortemente raccomandato dalle Linee Guida del Ministero della Salute.

Durante la gravidanza le alterazioni ormonali e fisiologiche che accompagnano la gestazione possono determinare un aumento delle patologie odontoiatriche, rendendo a volte necessario l’intervento del dentista o dell’Igienista dentale. Certamente effettuare controlli ed eventuali terapie odontoiatriche prima di affrontare una gravidanza, è la soluzione migliore: si inizia la gestazione in condizioni ottimali per il cavo orale, prevenendo i rischi associati normalmente a questo periodo. Altrettanto importante è intensificare i controlli odontoiatrici lungo il corso della gravidanza, ed anche in assenza di particolari patologie o urgenze, é comunque consigliabile programmare una seduta di igiene professionale per ciascun trimestre. E’ comprensibile la titubanza e le ansie delle future mamme rispetto all’esigenza di sottoporsi alle terapie odontoiatriche per il timore di danneggiare la salute del nascituro, ma da ciò ne consegue la tendenza a trascurare i problemi del cavo orale. Va sottolineato che l’insorgenza di uno stato infettivo del cavo orale, se trascurato, rappresenta un grave pericolo per la salute della donna e del nascituro. Eventuali infezioni presenti nel cavo orale possono diffondersi attraverso la circolazione ematica, raggiungendo l’apparato genito-urinario e intaccando successivamente la membrana amniotica, con conseguenti rischi per il feto. A tal proposito, alcuni studi hanno dimostrato una maggiore incidenza di parti prematuri e di nascite di bambini sottopeso in madri affette da malattia parodontale.

Per minimizzare al massimo i rischi per il nascituro e per la gestante e per garantire maggior confort alla futura mamma, andranno adottate alcune precauzioni ogni qual volta si decide di eseguire una qualsiasi terapia odontoiatrica tenendo sempre ben presente il particolare stato della gestante.
– se possibile, le cure vanno effettuare a partire dal secondo trimestre della gravidanza, evitando il primo trimestre di gravidanza ce notoriamente è il periodo più delicato per la formazione del feto.
– va assolutamente evitata ogni tipo di radiografia durante il primo trimestre.
– se necessario utilizzare gli anestetici per infiltrazione privi di vasocostrittori perché potenzialmente dannosi per il feto.
– è preferibile evitare la somministrazione di farmaci nelle prime 12 settimane. Fra gli antibiotici, sono da preferire le penicilline, i macrolidi (per soggetti allergici alle penicilline) e le cefalosporine. Tra gli analgesici, è più indicato l’uso del paracetamolo. L’utilizzo dell’aspirina è invece dibattuto: per la sua azione antiaggregante, è sicuramente da sconsigliare durante l’ultimo trimestre di gravidanza per il rischio di emorragia post-parto.
Come accennato in precedenza, nei nove mesi di gestazione, la donna va incontro a diversi cambiamenti fisiologici che possono influenzare lo stato di salute di bocca e denti. Modificazioni ormonali e della risposta immunitaria, per esempio, possono favorire l’infiammazione dei tessuti gengivali, con la comparsa o il peggioramento di malattie come la gengivite o la parodontite. Frequentemente la gestante soffre di nausea e vomito. Episodi ripetuti di vomito e nausea possono provocare la demineralizzazione dei denti, con erosione dello smalto e aumentato rischio di carie.

Per arginare queste problematiche bastano pochi e semplici accorgimenti che ritroviamo nelle “Raccomandazioni per la promozione della salute orale in età perinatale del Ministero della Salute”:
– Alimentarsi spesso ma con piccole quantità di cibo.
– Limitare ai soli pasti l’assunzione di cibi contenenti zuccheri.
– Evitare le bevande gassate e zuccherate, preferendo acqua o latte magro
– In caso di vomito risciacquare la bocca con acqua e un cucchiaino di bicarbonato per neutralizzare l’acidità dell’ambiente orale che si ha dopo il vomito.
– Preferire la frutta ai succhi di frutta
– Dopo mangiato, masticare chewing gum senza zucchero o con xilitolo.
– Utilizzare spazzolini da denti delicati e spazzolare i denti almeno due volte al giorno con un dentifricio al fluoro e non abrasivo per evitare ulteriori danni alle superfici dei denti rese più delicate dalla demineralizzazione; utile l’utilizzo del filo interdentale.

In conclusione si può affermare che non è controindicato andare dal dentista durante la gravidanza! Prevenire possibili patologie del cavo e dei denti può scongiurare disagi e fastidi alla gestante ma avrà benefiche conseguenze anche sul nascituro: sempre più studi sembrano indicare che esista un’associazione tra malattie gengivali e problemi nella gravidanza, in particolare il parto pretermine e il basso peso alla nascita del bambino. La mamma con carie ha una certa probabilità di passare i batteri responsabili di questa malattia al proprio bambino appena nato e il rischio è tanto maggiore quanto più sono estese e numerose le carie materne. Quindi, prendersi cura dei denti durante la gravidanza migliora anche la salute del proprio bambino!

Il momento migliore per andare dal dentista ed eventualmente pianificare le terapie dentali, è tra la 14 e la 20 settimana quando ormai il rischio di aborto è pressoché nullo e tutti gli organi del bambino sono formati. L’odontoiatra di fiducia saprà perfettamente che l’aumento di volume dell’utero può rendere scomoda la posizione distesa sulla poltrona e che alcune donne possono andare incontro a nausea, vomito o a un abbassamento di pressione. Sarà sua cura mantenere una posizione semidistesa, magari con un cuscino sotto il lato destro del corpo.

dott. Savino Cefola


  • 0

Salute orale e perdita della memoria.

Scienziati statunitensi hanno collegato una scarsa salute dentale e orale, come la perdita di denti e gengive sanguinanti, a segni di declino cognitivo e scarsa capacità di pensiero. La salute della bocca, intesa come denti e gengive, è fondamentale per molti motivi. Abbiamo già trattato la correlazione che c’è per esempio tra questa e i problemi posturali, le vertigini e altri sintomi più o meno eclatanti, ma un nuovo studio suggerisce che una scarsa salute orale possa anche essere collegata a problemi di pensiero e cognitivi. Gli scienziati del department of dental ecology presso l’University of North Carolina a Chapel Hill, hanno infatti scoperto che una perdita di denti e gengive sanguinanti potrebbero essere un segno di declino nella capacità di pensiero nella mezza età. «Eravamo interessati a valutare se le persone con problemi di salute dentale avessero una funzione cognitiva relativamente più scarsa, che è un termine tecnico per definire quanto se la cavano le persone con la memoria e con la gestione di parole e numeri – ha spiegato il dott. Gary Slade, coautore dello studio – Quello che abbiamo trovato era che per ogni dente in più che una persona aveva perso o avesse rimosso, la funzione cognitiva è scesa di un pò». «Le persone che non possedevano più alcuno dei loro denti avevano una funzione cognitiva più scarsa delle persone che avevano ancora i propri denti – aggiunge Slade – e le persone con meno denti avevano una cognizione altrettanto scarsa di quelli con più denti. Lo stessa cosa valeva quando abbiamo esaminato i pazienti con malattia gengivale grave». Slade e colleghi hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista The Journal of American Dental Association, in cui si riportano i dati ricavati dall’analisi che comprendeva prove di memoria e capacità di pensiero, nonché l’esame di denti e gengive, condotti su quasi 6.000 uomini e donne di età compresa tra i 45 ei 64 anni. Dai dati ottenuti si scopre che circa il 13% dei partecipanti non possedeva denti naturali. Tra quelli che conservavano i propri denti, un quinto ne possedeva meno di 20 – tenuto conto che un adulto medio possiede 32 denti, compresi i denti del giudizio. Più del 12% dei partecipanti, poi, aveva problemi di sanguinamento gengivali gravi e tasche gengivali profonde. In seguito ai test cognitivi eseguiti sui partecipanti si è infine scoperto che coloro con in bocca ancora i propri denti conseguivano maggiori e migliori punteggi sulla memoria e il pensiero, tra cui il richiamare alla mente parole, la scioltezza di linguaggio e l’abilità con i numeri. Al contrario, coloro che non possedevano più i denti registravano i punteggi più bassi. Ulteriormente, coloro che presentavano anche serie emorragie gengivali, oltre ad avere meno denti, riportavano i punteggi peggiori nei test cognitivi, sempre rispetto a coloro che avevano più denti e una migliore salute gengivale. Anche se una relazione causa/effetto non è stata trovata, e il perché di tutto ciò non è chiaro, i ricercatori ipotizzano che dietro a un deficit cognitivo vi possano essere molteplici fattori. «Potrebbe essere – ipotizza Slade – che la scarsa salute dentale rifletta una dieta povera, e che la mancanza dei cosiddetti “cibi per la mente”, ricchi di antiossidanti, potrebbe allora contribuire al declino cognitivo. Potrebbe anche essere che una scarsa salute orale possa portare a evitare certi cibi, contribuendo altresì al declino cognitivo». Secondo Slade, altri motivi possono essere ricercati nell’infiammazione delle gengive che «dà luogo a un’infiammazione non solo nelle gengive, ma in tutto il sistema circolatorio, e in definitiva colpisce la cognizione». I ricercatori ritengono molto importante quanto scoperto perché potrebbe portare a riconsiderare i fattori di rischio, aggiungendo questi, nelle persone a rischio demenza e malattia di Alzheimer, in particolare quelle tra i 50 e i 60 anni.

Fonte: LaStampa/Salute


  • 0

Il filo interdentale.

Category : Igiene Orale

Per una perfetta igiene orale, oltre a spazzolino e collutorio, è importante usare anche il filo interdentale, che pulisce i denti in profondità liberandoli dai residui di cibo che si accumulano tra gli interstizi dentali.
La maggiore causa della carie è infatti la proliferazione di batteri che si annidano tra un dente e l’altro, e che molto difficilmente possono essere allontanati dal solo spazzolino.
Come si usa il filo interdentale? È molto semplice:
• dopo aver tagliato circa 50cm di filo, bisogna avvolgerne le estremità alle due dita medie, in modo da tenere il filo ben teso;
• con l’aiuto di pollice e indice si guida il filo tra gli spazi interdentali, e si ripete un movimento delicato in senso orizzontale;
• per abbracciare tutto il dente, basta formare una -c- con il filo interdentale;
• ripetere l’operazione su tutti i denti, compreso l’ultimo molare.
Perché sia davvero efficace, bisogna usare il filo interdentale almeno una volta al giorno.
Come scegliere il filo interdentale? Il mercato offre diverse tipologie del prodotto, ci sono il filo interdentale piatto e quello a punta tonda: il primo potrebbe essere più lesivo per le gengive perché durante l’uso può sfilacciarsi; il secondo è di certo più delicato. Una caratteristica da tener presente è la ruvidità, più il filo interdentale è ruvido, meglio riesce a catturare i residui di cibo e i batteri, non a caso i più venduti sono quelli cerati: sono ruvidi e non si sfilacciano.
Per non incorrere in patologie dentali, oltre alla quotidiana pulizia del cavo orale, è importante non trascurare il periodico controllo dal proprio odontoiatra di fiducia.

Tratto da abcsalute


  • 0

I Probiotici: efficaci contro la malattia parodontale!

Una terapia a base di probiotici può essere utilizzata per trattare la malattia parodontale, mentre servono altri studi per capire se può essere efficace anche contro le carie: è questo, in estrema sintesi, il risultato di una metanalisi effettuata da studiosi dell’Universitätsmedizin Berlin sui dati ottenuti con una revisione sistematica della letteratura.
Definiti come “microrganismi vivi che, se somministrati in quantitativi adeguati, conferiscono un beneficio all’ospite”, i probiotici sono ritenuti in grado di esercitare effetti antibatterici, stabilizzare la flora batterica e rafforzare il sistema immunitario. Rientrano in questa categoria numerosi tipi di batteri, per la maggior parte acidogeni, come lactobacilli, streptococchi e bifidi.
È noto che molte malattie del cavo orale, come carie, gengiviti e parodontiti, si associano ad alterazioni della composizione e dell’attività dei batteri oltre a dipendere dalle reazioni dell’organismo: quindi i probiotici hanno un potenziale che resta in gran parte inesplorato.
I ricercatori tedeschi hanno individuato 50 studi condotti su un totale di 3247 partecipanti, soprattutto bambini, e che hanno analizzato specialmente lactobacilli e bifidobatteri.
I probiotici hanno influito in maniera significativa sullo Streptococco mutans, uno dei principali responsabili della carie dentaria, riducendone la quantità presente. D’altro canto, il numero di lactobacilli presenti dopo il trattamento con probiotici è molto aumentato, il che non stupisce perché spesso gli stessi probiotici utilizzati erano lactobacilli; ma alcuni studiosi hanno avanzato dubbi relativi a una loro possibile cariogenicità, suggerendo di non ricorrere a questo trattamento contro la carie oppure di utilizzare altri tipi di probiotici. Nel complesso, gli studi che hanno valutato il trattamento con probiotici per contrastare la formazione della carie non hanno evidenziato effetti diversi rispetto al placebo.
Sono minori i dubbi relativi alla malattia parodontale, in cui i probiotici vengono consigliati dagli autori, avendo mostrato di ridurre il sanguinamento al sondaggio e l’indice gengivale (Gi), anche se non altrettanto hanno fatto con l’indice di placca (Pli).

Fonte: Odontoiatria33
Per approfondire: Gruner D, Paris S, Schwendicke F. Probiotics for managing caries and periodontitis: Systematic review and meta-analysis. J Dent. 2016 May;48:16-25.


  • 0

Declino cognitivo e cattiva salute orale, indizi di una possibile associazione.

Mantenere una buona salute orale potrebbe aiutare nel ridurre il deterioramento cognitivo legato all’età, ma i meccanismi che determinano questa relazione non sono chiari, secondo i risultati della prima revisione sistematica condotta sull’argomento. Ne è autore Bei Wu della Duke University, che ha ammesso il fatto che, al momento, l’associazione è ancora debole e sono necessari ulteriori dati.
“L’evidenza clinica suggerisce che la frequenza dei disturbi legati alla salute orale aumenta in modo significativo nelle persone anziane con funzioni cognitive compromesse, in particolare in quelle affette da demenza. – ha affermato il dottor Wu – Inoltre, molti dei fattori associati con una scarsa salute orale, come una nutrizione insufficiente e la maggior frequenza di malattie sistemiche come il diabete o le patologie cardiache, sono stati osservati anche in caso di deterioramento cognitivo”.
La ricerca nei database di letteratura scientifica ha permesso di individuare 56 studi pubblicati tra il 1993 e il 2013, 40 di tipo trasversale e gli altri 16 longitudinali; tra questi ultimi, 11 hanno esaminato gli effetti della salute orale sulle condizioni cognitive e sulla demenza, mentre gli altri cinque hanno analizzato il meccanismo inverso.
Gli studi che hanno considerato il numero di denti rimasti nel cavo orale o il numero di quelli cariati non hanno permesso di ottenere risultati di qualche rilevanza statistica a causa dei ridotti campioni esaminati. Risultano invece un po’ più significativi i dati relativi alle cattive condizioni del parodonto: alcuni trial hanno individuato una correlazione tra la salute gengivale e la profondità delle tasche e il declino cognitivo, ma altri studi non hanno fornito conferme in tal senso.
Non avendo trovato una relazione causale diretta tra i due fenomeni, gli autori ipotizzano che certi stati infiammatori possano rappresentare fattori che predispongono contemporaneamente sia alla cattiva salute orale che al declino cognitivo: non esistono ancora prove, ma secondo Bei Wu sono sempre più numerosi gli indizi in tal senso, da approfondire attraverso l’analisi dei biomarker dell’infiammazione nelle diverse tipologie di pazienti.

Tratto da Odontoiatria33

per ulteriori approfondimento consultare: Wu B, Fillenbaum GG, Plassman BL, Guo L. Association Between Oral Health and Cognitive Status: A Systematic Review. J Am Geriatr Soc. 2016 Apr;64(4):739-51.


  • 0

L’igiene orale potrebbe influire sulle capacità cognitive.

Allo studio il legame tra demenze e infiammazione delle gengive. Questa potrebbe favorire l’entrata nel flusso sanguigno di batteri potenzialmente nocivi per il cervello.
Da tempo gli scienziati indagano il legame tra declino cognitivo e infiammazione delle gengive, che potrebbe favorire l’entrata nel flusso sanguigno di batteri potenzialmente nocivi per il cervello. L’idea che salute orale e cognizione umana siano connesse affascina anche perché ci consegna un certo potere d’azione per proteggere le nostre capacità cerebrali.
L’ultimo in ordine di tempo “Periodontitis and Cognitive Decline in Alzheimer’s Disease” è uno studio dell’Università di Southampton e del King’s College di Londra, pubblicato su Plos One e condotto su 59 individui con demenza lieve o moderata, secondo il quale la parodontite è associata ad un maggior decadimento cognitivo.
Negli anziani, le persone più a rischio di demenza, le malattie gengivali sono piuttosto comuni e peggiorano mano a mano che il soggetto perde la capacità di prendersi cura della propria igiene orale. Ebbene, i ricercatori hanno visto che a distanza di sei mesi dall’inizio dello studio, i soggetti con malattie gengivali avevano avuto un peggioramento delle proprie capacità cognitive fino a sei volte superiore rispetto agli altri. L’importanza di questo dato per la prevenzione, sottolineata anche dagli stessi autori, è fuori di dubbio.
Tuttavia, il fatto che l’igiene orale protegga per davvero anche il nostro cervello non è così scontato e sarebbero necessari ulteriori rigorosi studi per dimostrare il fenomeno e il suo meccanismo di funzionamento. La pensa così il professor Bei Wu, gerontologo della Duke University’s School of Nursing a Durham nel North Carolina, che ha passato in rassegna diversi studi sull’argomento. Tale revisione della letteratura, pubblicata sulla rivista Journal of the American Geriatrics Society, mostra che il legame tra lo stato cognitivo dei soggetti e gli indicatori di igiene orale, come il numero di denti o la presenza di parodontiti, è dimostrato soltanto in alcuni di questi studi, mentre altri non mostrano alcuna associazione significativa. Rimane il fatto che il legame tra igiene orale e varie malattie sistemiche dell’organismo è comunque confermata da numerose ricerche. Pur nel dubbio che possa influire sul benessere del nostro cervello, questi dati suggeriscono di non sottovalutare mai l’importanza di una buona igiene orale.

tratto da La Stampa Salute


  • 0

I cibi “salva sorriso”.

Ha creato molto interesse nei media italiani l’elenco dei cibi salva-sorriso stilato in occasione del XXI Congresso Nazionale del Collegio dei Docenti Universitari di Odontoiatria conclusosi a Roma.
Secondo i docenti il cioccolato, il caffè, il vino o il formaggio aiuterebbero i denti a non perdere smalto e a non essere attaccati da placca e carie.
Disco verde anche ai mirtilli, che contengono sostanze antibatteriche in grado di tagliare il rischio carie del 45%, e allo yogurt, che riduce il pericolo di oltre il 20%; nella dieta amica dei denti non dovrebbero mancare funghi, cicoria e verdure crude, da mangiare spesso perché sono un ottimo spazzolino da denti naturale, aiutando a eliminare residui di cibo. Promossi come “cibo funzionale” anche i chewing-gum allo xilitolo, perché le ricerche hanno mostrato come questo particolare tipo di zucchero sia in grado di ridurre la proliferazione dei batteri. Stesso effetto anche da parte dei probiotici aggiunti al latte artificiale per neonati: uno studio italiano discusso durante il congresso ha dimostrato che i fermenti lattici riducono la proliferazione dello Streptococcus Mutans.
“L’alimentazione ha un ruolo fondamentale nella salute orale, a ogni età – spiega Antonella Polimeni, presidente del Collegio Nazionale dei Docenti Universitari di Odontoiatria Roma e autrice della ricerca sui probiotici nel latte assieme a colleghi del Dipartimento di Pediatria dell’Ateneo romano guidati da Marzia Duse. Il batterio della carie, lo Streptococcus Mutans, si nutre e prolifera grazie al metabolismo dello zucchero e produce l’acido lattico, ed è per questo tutti i cibi dolci vengono considerati nemici dei denti. Ma le minacce non finiscono qui: se il pH della bocca scende al di sotto di 5.5, diventando acido, lo smalto si indebolisce fino a dissolversi, rendendo i denti fragili di fronte all’attacco dei batteri. Ecco perché il consumo di bevande gassate, che contengono molti zuccheri e acidificano il cavo orale, andrebbe il più possibile limitato. Lo stesso vale per i succhi di frutta, la birra, il vino bianco o perfino le mele: cibi tendenzialmente acidificanti ma che tuttavia non devono per forza essere banditi del tutto, perché conta non solo ciò che si mangia ma anche come lo si consuma. L’acidità di questi alimenti infatti può essere efficacemente tamponata accompagnandoli con un po’ di formaggio, ricco di calcio e grassi che proteggono lo smalto. Esistono poi cibi con una documentata attività anticarie come il cacao amaro: contiene antibatterici naturali che impediscono allo Streptococcus Mutans di produrre il glucano, una sostanza appiccicosa che aiuta i germi ad attaccarsi ai denti formando la placca e creando le condizioni perché gli zuccheri vengano trasformati in acidi corrodendo lo smalto. Consumando cioccolato fondente all’80% si può ridurre il rischio di carie, soprattutto se si ha l’accortezza di non mangiarlo assieme a dessert troppo ricchi di zuccheri e carboidrati come la colomba pasquale, che ne vanificherebbero gli effetti positivi”.
I cibi salva-sorriso non finiscono qui: i mirtilli, ad esempio, contengono una sostanza che impedisce la formazione della placca riducendola del 70%. Poiché i batteri vi si annidano, la diminuzione della placca ha un effetto positivo contro la carie, che grazie ai mirtilli si riduce fino al 45%. Sì anche alle verdure crude che, con le loro fibre, facilitano la pulizia dei denti .
Via libera a cicoria, funghi, caffè e vino rosso, tutti prodotti ricchi di sostanze anti-carie, e allo yogurt: un vasetto quattro volte a settimana riduce del 22% il rischio di carie, probabilmente depositando proteine protettive sulla superficie esterna dei denti.
Probiotici promossi anche nella primissima infanzia: “Il nostro studio ha dimostrato che l’aggiunta di fermenti lattici al latte artificiale per neonati può diminuire la proliferazione dello Streptococcus Mutans contribuendo a ridurre la probabilità di carie: una protezione importante per i bimbi non allattati al seno – spiega la prof.ssa Polimeni. Del resto la salute orale si costruisce fin da piccolissimi, attraverso sane abitudini alimentari: vietato dare al bimbo il succhiotto dolcificato con zucchero o miele o il biberon con camomilla o qualunque bevanda zuccherata per farlo addormentare. Queste abitudini sono responsabili di carie diffuse sui denti da latte pericolose perché possono compromettere lo sviluppo corretto della dentatura permanente e comunque costituiscono foci infettivi. Senza contare che la salute dei denti parte addirittura prima, nel pancione della mamma: eseguire le corrette pratiche di igiene orale, accompagnate da una sana alimentazione con un limitato apporto di zuccheri e un alto contenuto di principi nutritivi, costituisce il primo passo per la prevenzione e tutela della salute della bocca del bambino. In virtù di un processo di trasmissione madre-bambino, sono infatti alte le possibilità che la mamma possa ‘infettare’ il piccolo con il batterio responsabile della carie, lo Streptococco Mutans. Questo sta a indicare che una elevata presenza di carie nella mamma potrà influenzare in maniera significativa lo sviluppo di carie nel bambino già nella dentatura da latte”.

Tratto da Odontoiatria 33