L’allattamento al seno per prevenire le malocclusioni ed altro ancora!

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L’allattamento al seno per prevenire le malocclusioni ed altro ancora!

Il senso comune, avvalorato dalla ricerca scientifica, designa l’allattamento al seno come il metodo superiore di alimentazione infantile: i vantaggi nutrizionali, immunologici, psicologici e generali che esso conferisce alla salute del bambino sono stati documentati per anni (1-9). Legovic (10) ha elencato i benefici del latte materno in confronto a quello artificiale, compresi: contenuto nutrizionale ideale, miglior assorbimento, minor frequenza di allergie alimentari, facilitazione nello sviluppo psicologico, migliori difese immunitarie e un sostanziale vantaggio economico.
Ma c’è un altro notevole beneficio dell’allattamento materno esclusivo: gli effetti positivi sullo sviluppo della cavità orale del bambino, che includono un perfetto modellamento del palato duro con appropriato allineamento dei denti e minori problemi di malocclusione. Lo scopo di questa dissertazione è stimolare ulteriori ricerche, nonché sottolineare l’importanza dell’allattamento al seno nello sviluppo e nel mantenimento dell’integrità fisiologica della cavità orale.

Rassegna della letteratura

Effetti dell’allattamento al seno o al biberon sulla deglutizione infantile.
Come ben sa lo specialista di allattamento, la chiave del successo dell’allattamento al seno è un appropriato attaccamento e deglutizione del neonato alla mammella, come è descritto da Woolridge (11), Escott (12), Weber (13) e Bosma (14). Quando l’attaccamento al seno è efficace, il neonato introduce nella bocca il capezzolo insieme a parte del tessuto areolare, ed estende la lingua oltre la rima gengivale inferiore. Le labbra sono incurvate verso l’esterno, sigillate sopra il tessuto dell’areola, creando una buona tenuta. In una fase iniziale, la suzione è necessaria per effettuare la presa e per allungare seno e capezzolo all’interno della bocca, fino al punto di giunzione fra palato duro e palato molle. Se la tenuta non è buona, sono necessarie ripetute suzioni. Finché la bocca si mantiene sigillata sul seno, il bambino può ottenere facilmente il latte, attraverso un movimento di tipo peristaltico della lingua che comprime la morbida porzione del capezzolo contro il palato.
Il lattante deve comprimere il tessuto areolare, dato che i seni lattiferi materni sono situati sotto questa zona. Comprimendo la zona dei seni lattiferi, viene favorito il flusso del latte fuori delle numerose aperture presenti sul capezzolo. Quest’azione di compressione peristaltica della lingua spinge il latte verso la gola, dove il bambino lo inghiotte ottenendo il nutrimento (fig.1). Questo modo sano e normale di deglutire costituisce la base del corretto riflesso di deglutizione, che si manterrà fino all’età adulta.
Confrontando gli aspetti meccanici dell’allattamento al seno con quelli al biberon, Weber (13) ha notato quest’azione peristaltica o di rotolamento della lingua nei bambini che poppano al seno. Al biberon invece la lingua effettua un movimento più simile a un pistone o a uno schiacciamento. Picard (15) ha scritto che il lattante è costretto a tenere la lingua in su per bloccare l’abbondante flusso di latte che fuoriesce dai larghi fori di uscita della tettarella, ed evitare che esca con troppa forza. Quest’anomala attività motoria della lingua si correla ad una condizione di spinta linguale o di deglutizione deviata.
La figura 2 mostra una pressione della lingua, e il morso aperto che ne risulta, in un bambino e in due adulti. Weber (13) ha anche osservato che i bambini allattati, quando non stanno poppando, restano con il capezzolo moderatamente agganciato dalla lingua, mentre in quelli che succhiano il biberon è la tettarella che resta espansa ed aggancia la lingua. La differenza fra i movimenti e la posizione di riposo nella lingua dei bambini allattati al seno o al biberon dipende probabilmente dalla fattura stessa del materiale (lattice o silicone) della tettarella. Dato che per queste non esiste uno standard, gli effetti sulla suzione dei neonati allattati al biberon possono essere vari.

Effetti dell’allattamento o della somminstrazione col biberon sullo sviluppo della cavità orale.
Sviluppo muscolare: nel 1959, Picard (15) ha osservato che la suzione attiva al seno incoraggia lo sviluppo della mandibola, rinforzando i muscoli masticatori. Bosma (14) nel 1963 ha contribuito suggerendo che “la lingua, il labbro inferiore e la mandibola si muovono di concerto per portare il capezzolo dentro la bocca e svuotarlo ritmicamente con una serie di compressioni che procedono secondo una sequenza antero-posteriore”. Weber (13) ha concluso affermando che l’azione di “mungitura” della lingua durante la poppata al seno è più importante della suzione al fine di ottenere latte. Nel suo primo lavoro, Picard (15) suggerisce che gli effetti indesiderabili delle tettarelle sui neonati sono permanenti, e la correzione in momenti successivi della vita può essere estremamente difficile, poiché lo sviluppo muscolare potrebbe già essere stato influenzato. Mentre il robusto movimento di suzione al seno incoraggia lo sviluppo mandibolare, quello al biberon può realmente ostacolare la formazione di muscoli mandibolari forti. Newman (16) afferma che la precoce introduzione di biberon può causare problemi di suzione.
Drane (17) nota che, durante l’allattamento, la forma del capezzolo è determinata dalla geometria interna della bocca del lattante. Invece una tettarella di gomma ha una forma propria, una forma specifica, ed è fatta di un materiale più rigido del tessuto della mammella. L’azione “a pistone” impiegata per ottenere il latte dal biberon è più potente ed esplosiva dell’azione di poppare al seno. Pertanto, la pressione applicata alla tettarella è maggiore che al seno; questa pressione è prodotta prevalentemente dalla muscolatura orale. Koenig (18) ha attestato che durante la poppata al biberon il bambino produce una suzione orale tramite la muscolatura orale, piuttosto che toracica. Woolridge (11) ha anche dimostrato che durante l’allattamento è richiesta una suzione minore che al biberon. Una suzione forzata provoca il rientramento delle guance, esercitando pressione sulle gengive e i denti ed influenzando la posizione di questi ultimi. Quest’azione causa anche un’implosione dell’oro-faringe, incidendo sul suo sviluppo. Durante l’allattamento, per comprimere i seni lattiferi il bambino deve lavorare con le mascelle in modo naturalmente fisiologico. Quest’azione, unitamente a movimenti di deglutizione normale, aiuta lo sviluppo della muscolatura periorale (intorno alla bocca e alle mascelle).

Sviluppo cranio-facciale ed eziologia delle malocclusioni.
Shepard (19) ha notato che l’incremento più massiccio nello sviluppo cranio-facciale avviene entro i primi 4 anni di vita, e si completa al 90% entro i 12 anni di età. Il tessuto della mammella, morbido ed elastico, ha un effetto benefico nel plasmare il palato duro, perché si schiaccia e si dilata in risposta all’azione della lingua del bambino. Quando il lattante mette in atto un movimento di tipo peristaltico per “strizzare” il latte dal capezzolo/areola, il suo palato duro viene delicatamente modellato in una conformazione arrotondata ad “U”. Un palato conformato in modo fisiologico ed appropriato permette un corretto allineamento dei denti e riduce l’incidenza della malocclusioni.
Nelle prime fasi di sviluppo della cavità orale il palato è malleabile quasi come cera molle. Pertanto, quando un oggetto è premuto contro la tenera struttura ossea, il palato può venire modellato in una forma innaturalmente stretta. Alla fine questo porta ad un inadeguato allineamento dei denti, ed il palato a “V” si correla in molte persone con le malocclusioni. Questa dinamica spiega anche come i denti posteriori dell’arcata superiore vengano forzati all’indentro provocando il “morso inverso”. Una volta che si è sviluppata una malocclusione, ciò provoca un effetto a catena che danneggia il resto della bocca.
Nel 1987, Labbok e Hendershot (20) hanno pubblicato uno studio di coorte retrospettivo su 9.698 bambini fra i 3 e i 17 anni di età. Tale studio ha mostrato la relazione esistente fra allattamento e malocclusione. I dati hanno provato che i bambini allattati per 3 mesi o meno avevano un tasso di malocclusione del 32,5%; i bambini allattati al seno per più di 12 mesi avevano invece un tasso di solamente il 15,9%. In questo studio, i bambini allattati al biberon avevano una probabilità 1,84 volte maggiore di avere malocclusioni, rispetto a quelli allattati al seno. Gli autori hanno concluso che ogni mese in più di allattamento materno contribuisce a diminuire la percentuale di malocclusioni.
Altre abitudini infantili, non correlate al tipo di alimentazione, possono contribuire alle malocclusioni. Gli studi effettuati da Larsson (21,22) hanno concluso che la suzione prolungata del dito causa un morso aperto anteriormente, con la proinclinazione e protrusione degli incisivi mascellari, un allungamento dell’arcata superiore e uno spostamento anteriore della mascella. Gli studi di Bowden (23), Melsen (24), Paunio (25) e Ogaard (26) hanno trovato un’associazione diretta fra uso di succhiotti e malocclusioni. Il tipo di malocclusione descritto da questi autori include il morso inverso, la riduzione dell’ampiezza dell’arcata, minore altezza della faccia anteriore, rotazione dell’angolo del piano mandibolare, morso aperto e deglutizione con interposizione della lingua.

Esame di crani storici.
Mi sono interessato all’argomento quando, nell’arco di più di 27 anni di pratica clinica, ho rilevato similitudini nelle modalità di malocclusione, difetti dentari e conformazione del palato duro di migliaia di pazienti. La mia ipotesi è stata che le tettarelle avevano avuto un influsso negativo sulla formazione del palato. Per verificarlo, ho iniziato a studiare crani antichi, appartenenti quindi a persone che necessariamente dovevano essere state allattate esclusivamente al seno.
Storicamente l’allattamento materno è stato il metodo primario di alimentazione dei bambini fino a tempi recenti. Fildes (27) spiega che “sebbene biberon di vetro con la base sferica e a collo lungo, predisposte per avvitarvi un coperchio con una spugna all’estremità” furono inventate intorno al 1770, “le tettarelle di caucciù non entrarono nell’uso comune fino alla metà del XIX secolo”. Confrontando i crani di persone che erano vissute prima o dopo l’introduzione di queste tettarelle, è possibile esaminare come esse hanno inciso sullo sviluppo della cavità orale.
Larsson (28) ha studiato i crani medioevali di giovani svedesi, alla ricerca di malocclusioni che potessero essere correlate all’abitudine di ciucciare il dito o un oggetto analogo a un succhiotto. Ha trovato che le malocclusioni collegabili a simili abitudini erano estremamente scarse, cosa confermata dai rapporti sulle culture non industrializzate.
La prima collezione di crani che ho valutato era conservata al Centro Medico dell’Università del Kansas, a Kansas City. Si tratta di 210 crani antichi che si ritiene provengano dall’India, una cultura dove, fino a poco tempo fa, predominava l’allattamento materno. Solo 4 di questi 210 crani (approssimativamente il 2%) mostravano segni di malocclusione. Uno di essi aveva un’asimmetria della mascella di origine genetica, ed altri 3 avevano un morso leggermente aperto, forse a causa di un’anormale attività motoria della lingua. I crani privi di malocclusioni (98%) avevano palati duri ampi, con arcate ad “U”, ed un appropriato allineamento dei denti. In seguito agli studi su questo gruppo originario di crani, ho esaminato altri venti crani preistorici, di cui alcuni datati 70.000 anni, conservati al Dipartimento Antropologico dell’Università del Kansas. Anche questi crani mostravano occlusioni corrette, una presenza minima di carie, palati duri ampi e arcate ad “U”. La valutazione finale è stata fatta su 370 crani conservati allo Smithsonian Institute di Washington, D.C. Erano crani preistorici di indiani nordamericani delle pianure, ed altri più recenti di americani datati dal 1920 al 1940. I crani preistorici mostravano la stessa conformazione descritta prima, mentre in quelli più recenti era evidente una distruzione e collasso significativo della cavità orale. Molti di questi crani recenti rivelavano gravi patologie periodontali, malocclusioni, denti mancanti, e qualche dentiera. Non era affatto questa la situazione dei crani preistorici, prima dell’invenzione del biberon, della tettarella e del succhiotto.
Le malocclusioni erano state rinvenute raramente durante l’esame dei crani preistorici.
La figura 3 mostra il confronto tra un cranio preistorico con un’arcata ad “U”, e una moderna arcata a “V”. L’arcata ad “U” offre abbastanza spazio per un corretto allineamento; quella a “V” è associata con accavallamento e malallineamento dei denti. Per comprendere meglio come l’allattamento al seno influenzi l’aspetto delle malocclusioni, si consideri che, dei circa 600 crani antichi che ho esaminato e valutato, pressoché tutti avevano perfette occlusioni. Tutti questi crani provenivano da popolazioni vissute prima dell’invenzione del moderno biberon, oppure da culture ove vigeva l’allattamento materno, e quindi queste persone per forza di cose dovevano essere state allattate. Questi crani mostravano universalmente una buona occlusione, poche carie dentali, ed archi dentali ben arrotondati in un’ampia “U”. Nei crani più recenti, questa conformazione è stata rilevata in un numero molto inferiore.

L’allattamento materno e lo sviluppo delle vie respiratorie.
Un altro problema che occorre durante il precoce sviluppo della cavità orale è la violazione dello spazio riservato alle cavità nasali. Quando la volta palatale è spinta verso l’alto, il pavimento della cavità nasale sale altrettanto. Dato che l’arco del naso non sale allo stesso modo, c’è una diminuzione dello spazio nasale totale. Questo può avere un effetto drammatico sull’efficienza respiratoria di un individuo, a causa della riduzione dello spazio delle fosse nasali. Kushida e altri (29) hanno dimostrato che un palato con un’arcata stretta e profonda, come è qui descritta, è un buon predittore del russare e dell’apnea ostruttiva durante il sonno. Gli individui con una buona occlusione invece hanno normalmente un’arcata ben arrotondata ad “U”.

Conclusioni.
Prevenire le patologie in modo naturale supera ampiamente l’alternativa che abbiamo, cioè trattare queste patologie con le nostre tecnologie più avanzate, che richiedono tempo e costi elevati. E’ stato evidenziato il vantaggio immunologico, emozionale e nutrizionale dell’allattamento; questa relazione riporta un altro poco noto beneficio: la salute dentale.
I bambini allattati hanno una migliore opportunità, rispetto a quelli nutriti con il biberon, di avere salute dentale, grazie agli effetti della suzione alla mammella sullo sviluppo della cavità orale e delle vie aeree. Grazie al minor numero di malocclusioni, questi bambini potrebbero avere minor bisogno di cure ortodontiche; in più, i bambini con uno sviluppo appropriato, ben conformato ad “U”, delle arcate dentali, come comunemente si trova nei bambini che effettuano allattamento materno, potranno avere minori problemi nel russare e nell’apnea notturna più avanti nella loro vita.

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fonte: La Leche League Italia


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Il giuramento di Ippocrate.

Testo “classico”:

Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto. Terrò chi mi ha insegnato quest’ arte in conto di genitore e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti. Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro. Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un’ iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte. Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò ch’io vedrò e ascolterò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev’essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta. Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell’ arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.

Testo “moderno”
Consapevole dell’ importanza e della solennità dell’ atto che compio e dell’ impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’ uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione. Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall’accanimento diagnostico e terapeutico.

tratto da Università Magna Grecia di Catanzaro


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Rapporti tra Malattia Reumatica e terapie odontostomatologiche.

Per l’odontostomatologo la malattia reumatica assume particolare interesse per la possibilità con cui, nel paziente con pregressi episodi endocarditici, può verificarsi una riaccensione a seguito di interventi soprattutto di chirurgia orale. Tali interventi vanno dal semplice sondaggio delle tasche parodontali, ad interventi chirurgici parodontali, ad avulsioni dentarie semplici e complicate, alla terapia endodontica, etc. Pertanto, se dall’anamnesi generale del paziente dovesse risultare una positività per la malattia reumatica, tali pazienti devono essere considerati come “pazienti a rischio”.
L’odontoiatra deve, dunque, adottare una particolare cautela nel trattamento di questi pazienti allo scopo di evitare che da un semplice intervento si possa arrivare ad una situazione di vero e proprio pericolo per la vita del paziente stesso. E ciò perché, in seguito a tali interventi, si verifica una batteriemia transitoria, che può trasformare una stenosi od una insufficienza mitralica di natura reumatica in una endocardite subacuta batterica (E.B.S.).
La flora batterica orale, le tasche gengivali, i granulomi apicali, infatti, contengono numerosissimi streptococchi che, guadagnando i vasi sanguigni, agirebbero come allergeni in organismi precedentemente sensibilizzati, provocando manifestazioni patologiche più o meno violente. Tali stimoli sono innocui e di per sé non patogeni per i soggetti normali.
Un dato degno di nota è che i pazienti colpiti da endocardite batterica hanno spesso una pregressa storia di “trattamenti odontoiatrici” e, dalle statistiche di vari AA. si evidenzia che mediamente nel 10% dei pazienti affetti da tale patologia erano state eseguite, almeno tre mesi prima dell’insorgenza della sintomatologia, estrazioni dentarie.
In base a recenti ricerche, tra i fattori che possono favorire la comparsa di una batteriemia, nel corso di manovre odontoiatriche, la situazione parodontale sembra avere un’importanza di primo piano. A questa prima fase di batteriemia transitoria consegue, per fortuna solo in qualche caso, una localizzazione endocardica dell’infezione; perchè questa si verifichi è, infatti, necessario il concorso di particolari condizioni:
• durata ed intensità della batteriemia;
• la situazione immunologica del paziente ed in particolare la presenza di anticorpi agglutinanti specifici;
• pregressi episodi endocarditici.
Alla luce di quanto sopra detto, due aspetti vanno particolarmente sottolineati:
1. ASPETTO DIAGNOSTICO: l’odontoiatra ha un ruolo importante nella diagnosi della IV^ fase della malattia reumatica e, pertanto, s’impone un’indagine cronologicamente ordinata della patologia sofferta dal paziente, raccogliendo tutte quelle informazioni che consentano all’operatore di valutare le condizioni del suo paziente. Se dall’indagine anamnestica risultano malattie che possono compromettere l’intervento odontoiatrico è opportuna la richiesta di indagini cliniche ed esami di laboratorio per valutare le condizioni attuali del paziente e, talvolta, s’impone anche la necessità di un consulto con il medico curante o con il cardiologo.
2. ASPETTO TERAPEUTICO: la presenza di malattia reumatica deve orientare la terapia odontostomatologica verso particolari precauzioni che evitino complicanze indesiderate.
In particolare, gli accorgimenti che devono essere sempre tenuti presenti si possono così riassumere:
• qualunque trattamento odontoiatrico, dal semplice scaling alla chirurgia orale vera e propria, non va attuato nelle fasi acute di malattia reumatica e, se in un tale paziente sopravviene nel contempo un improvviso mal di denti, il dentista eclettico deve temporeggiare, limitandosi ad asportare la dentina rammollita e cariata ed eseguire una medicazione sedativa provvisoria, procrastinando il momento ottimale per una bonifica del cavo orale ad attacco clinicamente e biologicamente spento;
• evitare di provocare batteriemia (riducendo al minimo il trauma tessutale; non strumentando oltre apice; ripristinando la salute parodontale; etc.);
• nel cardiopatico, esposto al rischio di endocardite, quando possibile, la terapia endodontica dovrebbe essere preferibile all’avulsione del dente non solo perchè più conservativa, ma anche perchè più sicura per la salute del paziente. Nei pazienti esposti al rischio di endocardite qualsiasi tipo di intervento odontoiatrico deve essere attuato sotto larga copertura antibiotica, che deve essere iniziata un’ora prima del trattamento mediante la somministrazione di 2g di Amoxicillina per os ed in caso di allegia alla penicillina è consigliabile la prescrizione di eritromicina(Clindamicina, 600 mg, o Azitromicina 500 mg, o Claritromicina 500 mg).
In sintesi, dalle considerazioni esposte, si può concludere che:
• l’endocardite batterica subacuta (E.B.S.) rappresenta una grave complicanza in pazienti con lesioni cardiache di natura reumatica;
• la causa di tale affezione è da imputarsi ad episodi di batteriemia transitoria;
• poiché quasi tutti gli interventi odontoiatrici, dalla semplice profilassi all’avulsione di un dente, provocano una certa batteriemia,questa temibile e grave complicanza, pur rappresentando un’evenienza infrequente, deve essere ben conosciuta dall’odontoiatra che dovrà porre particolare attenzione nel trattare questi “pazienti a rischio”;
• in caso di un paziente che accenni anche vagamente di avere avuto qualche sintomo (febbri reumatiche, tonsilliti ricorrenti, dolori alle grandi articolazioni, piccoli noduli fibrosi sulle superfici dei muscoli estensori, eritema multiforme, etc.), è necessario approfondire l’anamnesi ed in caso di dubbio si consiglia di richiedere gli esami di laboratorio (VES, PCR, TAS, aumento dei leucociti neutrofili, allungamento del tratto PQ all’ECG, etc.) ed eventualmente di consultare il medico curante e/o il cardiologo;
• la profilassi odontoiatrica dell’endocardite batterica deve innanzitutto essere mirata al mantenimento di un parodonto sano;
• sulla base di ricerche sperimentali ed indagini statistiche, il comitato della “American Heart Association” raccomanda agli odontoiatri di effettuare una profilassi nei pazienti con cardiopatie organiche in tutte le manovre dentali che sono in grado di provocare un sanguinamento gengivale;
• nei pazienti a rischio, la profilassi antibiotica deve essere fatta all’inizio di qualsiasi trattamento odontoiatrico e ad ogni appuntamento successivo secondo un protocollo ben determinato, così riassunto:

PROCEDURE ODONTOIATRICHE AD ALTA PROBABILITA’ DI CAUSARE SANGUINAMENTO NELLE QUALI LA PROFILASSI VIENE RACCOMANDATA:
• Estrazioni dentarie
• Ablazione del tartaro
• Procedure parodontali
• Implantologia
• Chirurgia endodontica
• Anestesia locale intraligamentarie

PROCEDURE ODONTOIATRICHE CHE NORMALMENTE NON CAUSANO SANGUINAMENTO NELLE QUALI LA PROFILASSI NON VIENE RACCOMANDATA (ECCETTO CHE PER PAZIENTI AD ALTO RISCHIO DI ENDOCARDITE):
• Odontoiatria ricostruttiva (inclusa l’occlusione cavitaria)
• Anestesia locale non intraligamentarie
• Trattamento endodontico intracanalare
• Rimozione di sutura
• Posizionamento o aggiustamento di protesi ortodontiche
• Trattamenti con fluoro, calchi, radiografie

tratto da www.dentisti-italia.it


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La carie è contagiosa?

La carie dentaria è una malattia infettiva caratterizzata dal progressivo dissolvimento dei tessuti duri del dente, dovuto alla produzione di metaboliti acidi corrosivi da parte di alcuni batteri che popolano il cavo orale.
Con il contatto ravvicinato tra le bocche di due persone, ad esempio con un bacio, è quindi possibile che i batteri responsabili della carie vengano trasmessi da una persona all’altra. A tal proposito, occorre tuttavia considerare che nella bocca abbondano moltissime specie microbiche, di cui solo alcune sono lesive per lo smalto. Tutte queste specie formano una sorta di comunità, caratterizzata da profonde interazioni reciproche e meccanismi di convivenza difficili da perturbare. Occorre poi considerare che le flore batteriche del cavo orale non sono mai uguali tra un individuo e l’altro, essendo fortemente influenzate dalle abitudini alimentari, dal livello di igiene orale e da fattori ereditari. Pertanto, è improbabile (anche se teoricamente non impossibile) che l’equilibrio della propria microflora orale venga stabilmente alterato dal semplice contatto con la saliva di un’altra persona attraverso un bacio.
Assai più consistenti sono invece le possibilità di contagio tra mamma e bambino. E’ infatti stato dimostrato che spesso i ceppi batterici rinvenuti nella saliva dei bambini sono gli stessi rinvenuti nella saliva delle loro madri. Ciò ha portato gli studiosi a concludere che la principale fonte di infezione del cavo orale da parte dei batteri cariogeni è rappresentata dalla saliva materna.
Data la profonda correlazione tra le condizioni di igiene e di salute orale delle madri e lo sviluppo di carie dentali nei figli, sarebbe opportuno che le madri curassero in maniera scrupolosa la propria igiene orale, soprattutto nei primi mesi e anni di vita del bambino. Ed inoltre, in caso di cariorecettività dei genitori (o di chi si occupa del bambino come la babysitter o i nonni), sarebbe opportuno evitare comportamenti a rischio, come ad esempio il contatto della bocca direttamente con quella del bebè, l’uso delle stesse posate, il bere dal biberon per controllarne la temperatura, la pulizia del succhiotto con la propria bocca ecc.

Tratto da Mypersonaltrainer


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Quali batteri provocano la carie?

La carie è provocata da alcuni batteri presenti nel cavo orale, che si nutrono degli zuccheri introdotti con la dieta producendo metaboliti acidi ad azione corrosiva sui tessuti duri del dente.
Il cavo orale umano ospita diverse centinaia di specie microbiche, ma solo alcune di queste sono implicate nell’eziopatogenesi della carie. La più importante e conosciuta specie cariogena è lo Streptococcus mutans; tuttavia, nelle lesioni cariose si possono rinvenire altri germi cariogeni, tra cui streptococchi (S. oralis, S. sanguis, S.mitis), lattobacilli e actinomiceti.
Oltre a fermentare alcuni carboidrati assunti con la dieta (soprattutto saccarosio, glucosio, fruttosio e lattosio), questi microrganismi mostrano importanti capacità adesive sulla superficie dentale, alla quale si ancorano dando origine alla placca.
Gli acidi prodotti dai batteri demineralizzano la componente inorganica dello smalto e della dentina, mentre enzimi proteolitici di origine batterica attaccano anche la componente organica di tali tessuti.
I batteri acidogeni hanno anche la capacità di tollerare bassi livelli di pH, che concorrono a selezionarli a scapito di altre specie commensali instaurando così un circolo vizioso che alimenta la progressione della carie.
La teoria moderna sull’eziopatogenesi della carie è stata sviluppata agli inizi del secolo scorso. Nel 1915 Klinger dimostrò la presenza di Lattobacilli nelle lesioni cariose, e almeno fino agli anni ’60 tali batteri vennero ritenuti – a torto – i principali microrganismi responsabili della carie. Solo dagli anni ’60 in poi lo Streptococcus mutans – per la prima volta isolato da Clarke in lesioni cariose umane nel 1924 – venne riproposto come principale responsabile della carie da vari gruppi di ricercatori.
L’azione dei batteri cariogeni è controbilanciata dalla saliva, grazie al suo contenuto di molecole come:
• bicarbonato, in grado di tamponare il pH acido;
• ioni calcio, fosfato e fluoro che rimpiazzano la struttura cristallina dello smalto alterata dagli acidi;
• lisozima e lattoferrina (enzimi dotati di proprietà antibatteriche) e immunoglobuline (anticorpi);
• acqua, la cui azione dilavante riduce sia la densità batterica che i residui alimentari, sottraendo il nutrimento agli stessi batteri responsabili della carie

tratto da Mypersonaltrainer


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Alito cattivo (alitosi): cause e rimedi.

Introduzione
L’alito cattivo o pesante, scientificamente alitosi, sta ad indicare l’odore sgradevole che si emette durante la respirazione. E’ un disturbo che può colpire soggetti di qualsiasi sesso ed età, anche se il problema si presenta con maggior frequenza con l’aumentare dell’età. Dal punto di vista sociale è una problematica in grado di provocare un forte imbarazzo in chi ne è colpito, arrivando a mettere a rischio le relazioni interpersonali per il disagio personale e per paura di procurare disagio al proprio interlocutore; esiste anche un disturbo su base psicologica chiamato alito fobia in cui il paziente lamenta una forte alitosi nonostante l’insussistenza del problema.
Si stima che il 25% della popolazione soffra periodicamente di questo problema ed il 6% presenti alito cattivo in modo permanente.
Cause
Le cause di un alito cattivo sono molteplici e di varia natura; nella maggior parte dei casi, fino al 90%, il cattivo odore ha origine direttamente in bocca, molto spesso per l’accumulo di residui di cibo che vengono trasformati dal metabolismo dei batteri responsabili della placca, presenti a causa di una insufficiente igiene orale su denti e lingua. E’ inoltre possibile che la causa sia una ridotta idratazione della mucosa orale.
Quando la causa non è localizzata nel cavo orale, possono essere diverse malattie a causare l’alitosi:
• malattie respiratorie (tonsillite, bronchite e sinusite per esempio),
• malattie digestive (reflusso gastroesofageo, …)
• malattie sistemiche (diabete, disfunzioni epatiche o renali).
Più raramente la causa del disturbo è dovuta alla presenza di alcune sostanze specifiche:
• Cibi (aglio, cipolla, cibi speziati, …),
• Altre sostanze (tabacco, alcool, farmaci, …)
Quando l’alitosi nasce in bocca
Il problema è legato alla putrefazione di cibo, alla presenza di cellule morte della mucosa orale e microscopici residui ematici; a seguito di una complessa serie di reazioni chimiche con i batteri presenti, in particolar modo sulla parte posteriore della lingua, ha origine l’odore sgradevole.
Altri insediamenti batterici responsabili possono essere talvolta individuati negli spazi interdentali, a ridosso di ricostruzioni dentali imperfette, per la comparsa di ascessi e per la scarsa igiene di protesi fisse e protesi mobili.
Inoltre esiste tutta una serie di alimenti in grado di peggiorare l’alitosi:
• latticini (latte, fomaggio, yogurt, gelato, …),
• cipolle ed aglio,
• alcool (per disidratazione della bocca),
• zucchero (perchè in grado di fungere da stimolo alla proliferazione batterica),
• caffè (a causa del suo pH acido).
Esistono poi tutta una serie di concause che possono aggravare il problema:
• scarsa salivazione,
• scarsa igiene orale,
• carie non individuata,
• resti di cibo,
• infezioni locali (per esempio mughetto),
• inspirazione attraverso la bocca (respirare cioè senza l’ausilio del naso),
• stress,
• fumo,
• alcool.
Diagnosi
Una diagnosi medica dell’alitosi può avvenire secondo diverse metodologie:
• Con un esame obiettivo dell’Odontoiatra o dell’Igienista Dentale viene valutato l’alito e, separatamente, l’aria proveniente dal naso a 3 diverse distanze per determinare la presenza o meno del problema e l’eventuale severità.
• Con l’alitometro che è un dispositivo specifico per la valutazione dell’alitosi;
• Con la gascromatografia per rilevare le sostanze presenti;
• Con il BANA test per individuare le specie batteriche presenti nel cavo orale.
Cura e terapia
Lo specialista di riferimento per questo problema è il dentista, che è in grado di valutare e diagnosticare eventuali problemi.
Il paziente dovrà mettere in atto una serie di strategie per cercare di risolvere il problema; sarà opportuno intensificare ed eventualmente migliorare l’igiene orale quotidiana. Oltre alla normale pulizia dei denti, magari con l’ausilio di prodotti specifici, è possibile provare a:
• pulire la lingua con appositi dispositivi;
• utilizzare scovolini o filo interdentale per rimuovere depositi di cibo fra i denti.
I colluttori e dentifrici formulati per combattere l’alitosi contengono di norma principi attivi antibatterici, tra cui:
• Fluoro,
• Zinco,
• Eteri aromatici,
• Oli essenziali.
Prevenzione
1. Lavare i denti dopo ogni pasto con movimenti appropriati per detergere bene in corrispondenza del bordo gengivale e sulla superficie dei denti. Dopo aver spazzolato i denti necessario spazzolare anche la lingua, in particolare la parte dorsale più vicina alla gola utilizzando lo stesso spazzolino da denti o ancor meglio con un netta o pulisci lingua.
2. Usare il filo interdentale o gli scovolini almeno 1 volta al giorno per rimuovere i residui di cibo fra i denti.
3. Mangiare più frutta e verdura tutti i giorno e diminuire il consumo di carne.
4. Eliminare i cibi cosiddetti alitogeni contenenti cipolla, aglio e altri condimenti in grado di peggiorare l’alito.
5. Evitare il consumo di alcool.
6. Evitare di fumare.
7. Mantenere la bocca sempre umida, eventualmente con l’aiuto di una caramella od una gomma senza zucchero alla menta o bere di più se la bocca sembra essere piuttosto secca.
8. Se si è portatori di protesi o dentiere ricordarsi di disinfettarle spesso, se possibile dopo ogni pasto, lasciandola a bagno in una soluzione disinfettante dopo averla spazzolata.
9. Sottoporsi a periodiche visite dal dentista e sottoporsi alle sedute di igiene orale secondo i consigli dell’Odontoiatra o dell’Igienista Dentale di fiducia.

Dott. Savino Cefola

 


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Il Russamento Notturno: competenza anche dell’Odontoiatra!

Data l’estrema diffusione di questo problema, è probabile che molti pazienti odontoiatrici siano anche dei grandi russatori. Per alcuni di questi, secondo la British Society of Dental Sleep Medicine (BSDSM) l’Odontoiatra può fare qualcosa: può individuare i casi che possono essere curati con un bite di riposizionamento mandibolare e quelli che invece devono essere indirizzati ad uno specialista di medicina del sonno. In mancanza di linee guida sull’argomento, l’associazione britannica BSDSM ha stilato una proposta di protocollo, pubblicata recentemente dal British Dental Journal, che elenca quello che gli odontoiatri potrebbero fare e gli strumenti che con un training mirato potrebbero acquisire per aiutare questo tipo di pazienti.

La proposta di protocollo riguarda gli odontoiatri perché essi hanno una posizione privilegiata per riconoscere i pazienti che possono avere problemi di salute derivanti dal russamento: i professionisti Odontoiatri, infatti, vedono i pazienti regolarmente e attraverso la visita hanno modo di osservare lo stato dei tessuti molli del loro cavo orale come osserva John Stradling, coautore dell’articolo che descrive il protocollo e docente presso l’Oxford Centre for Respiratory Medicine del Churchill Hospital di Oxford, in Gran Bretagna.

La causa del russamento, infatti, va ricercata nella diminuzione del tono muscolare faringeo che porta a un restringimento del canale di passaggio dell’aria durante l’inspirazione: con un adeguato training, gli odontoiatri potrebbero capire, grazie all’osservazione e a domande mirate, che tipo di paziente hanno di fronte in relazione al russamento.

Le prime informazioni da conoscere, secondo gli esperti, riguardano “l’identikit” del paziente che russa. Il russamento riguarda gli uomini in misura maggiore rispetto alle donne perché la struttura del loro collo, più ricca di muscoli e di depositi di grasso, tende con il tempo a rendere più facile la perdita di tono muscolare faringeo; anche le donne tendono ad avere lo stesso problema ma dopo la menopausa, quando il collo assume una struttura più mascolina; altri fattori predisponenti sono l’obesità, la presenza di tonsille di grandi dimensioni, il consumo di alcol, di tabacco, di farmaci sedativi e, infine, l’età: è stato stimato infatti che il 30 per cento degli adulti in generale e il 60 per cento degli uomini oltre i 60 anni sono russatori abituali.

Mentre il russamento non abituale può essere ritenuto “innocuo”, quello abituale va riconosciuto perché può comportare episodi di apnea notturna ostruttiva e avere conseguenze negative sulla salute. L’apnea notturna ostruttiva è una riduzione drastica del passaggio di ossigeno o un arresto totale del respiro per più di 10 secondi che si può verificare più volte nel corso dello stesso periodo di sonno” spiega il docente; “i microrisvegli che si verificano al momento di riprendere fiato sono alla base della pericolosità delle apnee: dal punto di vista fisiologico essi provocano infatti incrementi improvvisi della pressione sanguigna che possono peggiorare stati di ipertensione e malattie cardiache, mentre, dal punto di vista mentale, provocano uno stato di sonnolenza durante il giorno che peggiora la vita sociale e può causare incidenti”.
Come spiegano gli esperti, i gradi di gravità della apnea notturna ostruttiva sono tre: il grado lieve e moderato possono essere trattati con bite di riposizionamento mandibolare, mentre il grado severo deve essere affrontato da uno specialista. “Con gli adeguati strumenti che possono essere acquisiti con un semplice training, gli odontoiatri possono imparare a distinguere i casi di apnea notturna ostruttiva e la loro gravità, in modo da poter intervenire in modo corretto: uno degli strumenti facilmente gestibili anche in uno studio odontoiatrico è la somministrazione di un test per stabilire l’eventuale presenza di sonnolenza diurna, denominato Epworth Sleepiness Scale, che consente appunto l’individuazione del disturbo. In questo modo l’odontoiatra potrebbe intervenire con sicurezza solo laddove fosse il caso: fornire un bite a un paziente con apnea notturna ostruttiva grave, infatti, servirebbe solo a mascherarne in sintomi e a posticipare le cure necessarie” conclude il docente. “Come indica il protocollo, l’odontoiatra preparato può davvero diventare il professionista di riferimento per aiutare questo tipo di pazienti, e l’individuazione e la collaborazione con uno specialista di medicina del sonno che operi nella medesima area può completare il quadro delle risorse necessarie per trattare tempestivamente questo disturbo in maniera efficace.”

Tratto da: British Society of Dental Sleep Medicine (BSDSM)