I dentisti della preistoria.

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I dentisti della preistoria.

Non c’è dubbio che il mal di denti sia un dolore vecchio quanto il mondo, ma è sorprendente scoprire che i primi dentisti della storia abbiano 9.000 anni. Nei primi villaggi sedentari del periodo Neolitico, oltre a pastori, contadini, vasai e sacerdoti, c’erano anche abili artigiani, capaci di praticare vere e proprie trapanazioni ai denti per curare le carie. La scoperta è avvenuta durante gli scavi diretti dal Musée Guimet di Parigi in una necropoli del Pakistan, a Mehrgarh, non lontano dal confine afgano. E trattandosi della più antica testimonianza di “chirurgia dentistica” mai rinvenuta, la notizia è finita su Nature.

Nella missione era impegnata una équipe internazionale di antropologi e archeologici, fra i quali Alfredo Coppa dell’Università La Sapienza di Roma e Luca Bondioli del Museo nazionale preistorico etnografico di Roma. “Scavando in un’antica sepoltura del sito, abbiamo notato un dente nella mandibola di uno scheletro con uno strano foro, perfettamente tondo. Analizzato al microscopio a scansione, questo presentava striature sui bordi, come di un’avvitatura artificiale: eravamo di fronte al primo reperto di un’antica tradizione preistorica di trapanazione”, racconta Coppa. “Alla fine, su un totale di circa 5.000 denti provenienti da 300 sepolture, sono stati identificati almeno 11 casi inequivocabili di molari perforati. Appartenevano a nove pazienti adulti.

Tutti gli interventi erano stati eseguiti in vita, probabilmente a scopo terapeutico o palliativo”. Con il passaggio dall’attività di cacciatori del Paleolitico a quelle stanziali del Neolitico, le condizioni generali di vita cambiarono, inizialmente in peggio: da una dieta ricca di proteine e grassi animali, si passava a una più ricca di zuccheri, la varietà, la qualità e la quantità delle risorse era diminuita e le malattie infettive si propagavano più facilmente. Anche le condizioni del cavo orale ne risentirono, e le carie aumentarono notevolmente, diventando quasi un male sociale. Così, iniziarono i primi tentativi della storia per rimediare al mal di denti.

Ma come operavano i dentisti preistorici? “La tecnica era quella della lavorazione delle perline, con cui si realizzavano collane e braccialetti, una delle attività più comuni nel villaggio di Mehrgarh. Gli artigiani erano capaci di produrre perline di un millimetro con fori del diametro di pochi decine di millimetri”, continua il ricercatore. Lo strumento per forare ossa, conchiglie o steatite era lo stesso utilizzato per lo smalto dei denti: un trapano in legno, con una punta di selce molto fine, infilata in un cilindro e azionata muovendo un apposito archetto. Uno strumento rudimentale, ma efficace e usato con estrema precisione per rimuovere il problema.

E forse, aggiunge Alfredo Coppa, i dentisti, questi artigiani di perline che part-time si trasformavano in tecnici terapeuti, non si limitavano a trapanare, ma operavano anche otturazioni: “Sospettiamo che le perforazioni fossero riempite con materiali deperibili, perché abbiamo trovato misteriose tracce di bitume su alcuni denti”. Sottoporsi a simili interventi, di certo, non doveva essere indolore. “Probabilmente avevano scoperto il potere analgesico di alcune sostanze oppiacee nella coltivazione, e praticavano tamponamenti per lenire la sofferenza dei pazienti”, spiega Coppa. Ma la missione nel sito in Pakistan ha riservato anche altre sorprese agli archeologi. La tradizione dentistica, infatti, è andata avanti per circa 1500 anni, dal 7.000 a. C, fino al 5.550 circa.

Poi è scomparsa. Non se ne trova più traccia nella vicina necropoli della fase più tarda, l’età Calcolitica, nonostante il problema della carie fosse diventato ancor più rilevante. Bisognerà aspettare il Medioevo perché le persone tornino a far trafficare nella propria bocca le mani di un dentista.

 

Tratto da www.galileonet.it

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