Category Archives: Odontostomatologia

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La genetica può amplificare gli impatti negativi dell’obesità sulla malattia parodontale.

Alcuni studi hanno mostrato come gli individui con un alto indice di massa corporea siano più predisposti a sviluppare la malattia parodontale. Essere in sovrappeso o soffrire di diabete può anche pregiudicare la risposta alle terapie non chirurgiche. Sulla scia di queste scoperte, uno studio recentemente pubblicato ha suggerito che gli individui in sovrappeso, soprattutto uomini, con una specifica variante genetica corrono un ulteriore rischio di sviluppare la parodontite. Per valutare se specifiche varianti del gene interleukin-1 (IL-1), conosciute per aumentare la gravità della parodontite, influenzano l’associazione tra l’obesità e la parodontite stessa, è stato raccolto il DNA di 292 uomini (tra i 29 e i 64 anni) per un periodo fino a 27 anni consecutivi. L’analisi ha messo in luce significative interazioni tra le variazioni genetiche IL-1 e l’obesità, diagnosticando un aggravamento della parodontite. Gli individui che erano sia obesi che IL-1 positivi hanno dimostrato il 70% di possibilità in più di contrarre la malattia. «Lo studio fornisce ulteriori prove riguardo al fatto che pazienti obesi o in sovrappeso e IL-1 positivi hanno bisogno di cure dentali più intense», ha detto Mark B. Carbeau, CEO di Interleukin Genetics. «Basandoci su queste scoperte sviluppiamo il nostro prodotto tenendo conto dei maggiori rischi di questa fascia della popolazione».
Lo studio è stato condotto presso la Boston University Henry M. Goldman School of Dental Medicine in collaborazione con la Interleukin Genetics, compagnia specializzata nella genetica delle infiammazioni croniche. L’azienda sviluppa e promuove una serie di test genetici per malattie croniche come PerioPredict, un test per la malattia periodontale introdotto nel 2013. Lo studio, intitolato «Influence of obesity on periodontitis progression is conditional on IL-1 inflammatory genetic variation», è stato pubblicato online il 19 agosto sul Journal of Periodontology, pubblicazione ufficiale della American Academy of Periodontology.

tratto da Dental Tribune International


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Protesi dentali ed esami radiografici.

Succede frequentemente di chiedersi se è possibile effettuare un esame radiografico avendo una protesi dentale. A tal proposito bisogna fare un distinguo sia riguardo al tipo di esame a cui sottoporsi ed anche al tipo di protesi di cui si è portatori. Premesso che è sempre opportuno consultarsi con il radiologo al quale spetta la decisione finale, va nettamente distinta la risonanza magnetica dagli esami effettuati con raggi X. Regola generale che vale sempre per ogni tipo di esame è quella di lasciare nello spogliatoio qualsiasi oggetto metallico che si indossa, dagli orecchini alla protesi mobile. Per gli esami con raggi X, essere portatori di protesi fissa in metallo ceramica o su impianti, non è una controindicazione. Per quanto riguarda la risonanza magnetica va detto che il paziente non viene sottoposto a raggi X come, ad esempio, durante una TAC ma bensì a un forte campo magnetico. La risonanza è, infatti, una sorta di grande calamita ed è facilmente intuibile che oggetti metallici indossati come catenine, anelli, ecc. possano essere attratti e spostati durante l’esame e quindi, prima dell’esecuzione di una risonanza, è opportuno lasciare nello spogliatoio qualsiasi oggetto metallico per evitare rischi. Controindicazione assoluta alla risonanza magnetica per i portatori di pacemaker perché smetterebbe di funzionare sotto l’azione del campo magnetico. Probabilmente non si potrà effettuare la risonanza magnetica anche quando nel corpo sono presenti schegge metalliche, pallini da caccia, o clips-chirurgiche ferro-magnetiche, in quanto questi oggetti potrebbero essere spostati dal campo magnetico e causare seri danni. Sarà il radiologo a valutare se effettuare o meno l’esame in presenza di tatuaggi colorati poiché gli inchiostri colorati possono contenere metalli. Dubbi possono sorgere nel caso in cui si sia portatori di protesi dentali fisse e impianti che non possono essere rimossi. Si può affermare che le protesi dentali non costituiscono controindicazione in quanto i metalli presenti nella struttura delle protesi generalmente non sono magnetici, stesso discorso per gli impianti dentali in quanto il titanio, di cui sono costituiti, è un metallo inerte a-magnetico che quindi non risente dei campi magnetici. In conclusione protesi fisse ed impianti non costituiscono controindicazione alla risonanza magnetica anche se in alcuni casi, soprattutto nel caso di esami cerebrali, la qualità della scansione può essere influenzata e di conseguenza si possono avere delle alterazioni delle immagini.

Dott. Savino Cefola 


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La sterilizzazione.

Un aspetto determinante per la qualità delle prestazioni sanitarie erogate è il processo di sterilizzazione che viene attuato nel presidio sanitario. La sterilizzazione va intesa come il risultato finale di un processo che, anche grazie all’avanzare della tecnologia, tende a garantire la condizione in cui la sopravvivenza dei microrganismi è altamente improbabile. Una corretta procedura di sterilizzazione è condizione imprescindibile per garantire e tutelare la salute dei pazienti e degli stessi operatori. La necessità di attuare un corretto protocollo di sterilizzazione è dettata innanzitutto dall’etica professionale oltre che morale, ma anche le leggi vigenti sono molto chiare e stringenti sulle procedure di sterilizzazione. La legge regolamenta sia le procedure di sterilizzazione degli articoli critici (strumenti e oggetti introdotti nel sangue o in aree del corpo normalmente sterili o che vengono a contatto con cute e mucose non integre) che quelle per gli articoli semi critici (strumenti e oggetti che vengono a contatto con mucose integre). In definitiva, per legge, sono regolamentate tutte le varie fasi della sterilizzazione a partire dalla decontaminazione preventiva (l’art. 2 del Decreto del Ministero della Sanità dal 28/09/1990) fino alla conservazione degli oggetti trattati per impedirne la contaminazione. Va ricordato che per legge la procedura di sterilizzazione deve essere compiuta garantendo la sicurezza degli operatori e quindi viene prescritto l’uso dei DPI (dispositivi di protezione individuali) come guanti, indumenti protettivi, mascherine oro-nasali, occhiali protettivi, ecc.

Volendo schematizzare le varie fasi della procedura di sterilizzazione possiamo riassumerle in 5 punti fondamentali:

  1. Decontaminazione che ha lo scopo di ridurre la carica microbica presente sugli strumenti rendendo meno rischiosa la manipolazione da parte degli operatori proteggere l’operatore, permette inoltre una rimozione di residui organici presenti sugli strumenti stessi e rendere quindi l’azione sterilizzante più efficace.
  2. Detersione cioè lavaggio degli strumenti devono con appositi detergenti per eliminare i residui di sporco e le sostanze organiche presenti. Questo processo può essere eseguito a mano quando non si dispone di macchine apposite la detersione e segue un preciso protocollo. Meglio la detersione con ultrasuoni che consente di limitare la manipolazione da parte dell’operatore; avviene attraverso un processo di cavitazione che permette la pulizia anche di zone di difficile accesso quali interstizi o corpi cavi, l’azione della soluzione disinfettante è esaltata inoltre dalla possibilità di innalzare la temperatura. L’azione degli ultrasuoni, del disinfettante e la possibilità di portare lo stesso ad una temperatura ideale di 40-45 °C permettono una disinfezione in soli 15 minuti riducendo dell’80% i tempi necessari. Gli ultrasuoni permettono di riunire la fase di disinfezione e di detersione. Ancor meglio la detersione con il termodisinfettore, un apparecchio che consente di riunire la fase di disinfezione, detersione e lavaggio. Viene eseguito un ciclo di 10 minuti a 93 °C con soluzioni detergenti e disinfettanti. Il risciacquo e l’asciugatura sono spesso compresi nel ciclo.
  3. Risciacquo per asportare il disinfettante usato durante la detersione e per allontanare eventuali residui di materiale biologico. Gli strumenti vanno risciaquati sotto acqua corrente o ancor meglio con acqua sterile.
  4. Asciugatura da eseguire in modo accurato per garantire una migliore conservazione. È preferibile asciugare con salviette monouso, oppure con teli morbidi e puliti, oppure con aria compressa. Durante la fase di asciugatura va eseguito sia il controllo macroscopico degli strumenti sia una eventuale manutenzione degli strumenti che la richiedano come la lubrificazione.
  5. Confezionamento che prevede un ultimo controllo per verificare l’eventuale presenza di contaminanti, successivo imbustamento e chiusura delle varie buste tramite termosaldatura utilizzando le apposite termosigillatrici. Per finire il caricamento dell’autoclave seguendo scrupolosamente le prescrizioni atte a garantire l’efficacia della sterilizzazione.

Diventata ormai obsoleta la sterilizzazione con calore secco, gli attuali protocolli prevedono l’utilizzo del calore umido saturo e quindi dell’autoclave. La sterilizzazione mediante autoclave è quella più diffusa essendo poco costosa e non tossica e data la sua buona capacità di penetrazione.

Perché la sterilizzazione avvenga il vapore deve penetrare in tutte le parti del materiale e starvi in contatto per un certo tempo e non devono esser presenti sacche d’aria. Allo scopo di definire i parametri corretti per raggiungere tale obiettivo la Commissione Tecnica Europea ha provveduto alla stesura di un documento siglato UNI EN 13060 che definisce tre classi di processo di sterilizzazione in relazione alla capacità di sterilizzare e di asciugare vari tipi di carico.

Le tre classi definite nella norma UNI EN13060 sono:

  • Type B (B sta per big sterilizers)è un ciclo del tutto simile ai cicli eseguiti dai grandi sterilizzatori ospedalieri permette di sterilizzare e asciugare tutti i tipi di carichi definiti nella norma.
  • Type N (N sta per naked) è un ciclo che è in grado di sterilizzare solo strumenti solidi (non cavi) non imbustati, questo tipo di ciclo non permette lo stoccaggio degli strumenti.
  • Type S (S sta per specified) è un ciclo tra l’N e il B, il produttore deve dichiarare quali carichi si possono sterilizzare utilizzando quel ciclo e se lo stesso sia in grado o meno di asciugare i carichi specificati.

La normativa stabilisce anche le categorie di carico in base alla difficoltà d’esposizione al vapore saturo:

  • Solidi, senza spazi cavi.
  • Cavi tipo A, con spazi cavi profondi e stretti (il cui rapporto diametro/profondità varia da 1/5 a 1/750, secondo la norma UNI EN 13060).
  • Cavi tipo B, con spazi cavi poco profondi e larghi.
  • Porosi, ovvero carichi complessi che trattengono aria prima del ciclo e umidità dopo.

E’ evidente che i materiali più facili da sterilizzare sono i solidi non confezionati, al contrario i più complessi sono i porosi confezionati. Le classi di autoclavi si differenziano proprio per la capacità di gestire i diversi carichi. Le autoclavi di classe B sono in grado di sterilizzare qualunque tipo di carico, le autoclavi classe N solo i carichi solidi non imbustati, le autoclavi classe S riempiono il vuoto fra la B e la N e deve essere specificato dal costruttore la loro capacità. L’avere acquistato e installato una buona autoclave non garantisce che il ciclo effettuato sia stato veramente efficace. Per essere sicuri dell’efficienza dell’autoclave questa deve essere soggetta a manutenzione regolare e ne va valutata la sua efficacia attraverso appositi test.

I test da effettuare per confermare l’efficacia del processo di sterilizzazione sono:

  • Prova de vuoto (test di tenuta del vuoto), per le autoclavi di classe B, per verificare il grado di vuoto raggiunto e la sua durata e che questi siano sufficienti. Solitamente le sterilizzatrici stampano un esito del test. Questo è un test giornaliero che si effettua ad avvio della sterilizzatrice, prima di iniziare i cicli di sterilizzazione.
  • IL Helix-Test che consente di rilevare la forza di penetrazione del vapore all’interno della camera e la totale espulsione dell’aria al suo interno. È un test giornaliero che si effettua dopo la prova del vuoto e prima del normale utilizzo dell’autoclave, questo test deve essere effettuato negli studi odontoiatrici in quanto vi é presenza di strumenti con cavità di tipo “A”, cioè avente una certa lunghezza e diametro della cavità (vacui vuoti con lumi molto fini e di profondità ragguardevoli quali i manipoli). Il Helix-test deve essere eseguito ogni volta che viene avviata l‟autoclave.
  • L’Indicatore chimico di sterilità che va introdotto all’interno di una confezione, nelle stesse condizioni del materiale che si sterilizza. Con questo test vengono misurati i parametri: temperatura, pressione e tempi di esposizione. Inoltre, le buste stesse devono avere un indicatore chimico di processo al fine di verificare se la confezione è stata esposta ad un ciclo di sterilizzazione o meno.
  • L’indicatore biologico da effettuare almeno una volta all’anno.

Se si considera che il processo di sterilizzazione ha un’importanza estrema nel prevenire la trasmissione delle possibili infezioni e che gli operatori addetti al processo di sterilizzazione devono essere opportunamente formati, appare difficile comprendere il perché non sia previsto per legge un percorso formativo  dedicato alle ASO (assistenti degli studi odontoiatrici) che sono a tutti gli effetti le responsabili delle procedure di sterilizzazione. Sarebbe auspicabile che al più presto sia colmato questo vulnus legislativo come pure sarebbe opportuno che gli organi ispettivi, oltre a verificare la compilazione del Documento di Valutazione dei Rischi o l’affidamento d’incarico al Medico Competente o la presenza di farmaci scaduti siano attenti a verificare le procedure di sterilizzazione al fine di raggiungere due importanti obiettivi: salvaguardare, ove ce ne fosse necessità, la salute dei pazienti e degli operatori subordinati da un lato e dall’altro far emergere i casi di malpractice che tanto male fanno a chi è ligio alle normative vigenti dedicando tempo e risorse per raggiungere buoni standard qualitativi delle prestazioni erogate  che non possono prescindere dalle buone procedure di sterilizzazione.

Dott. Savino Cefola e A.S.O. Jenny Ricco

vedi: Linee guida sull’attività di sterilizzazione quale protezione collettiva da agenti biologici per l’operatore nelle strutture sanitarie (D.Lgs 81/2008 e s.m.i.)

vedi: Linee guida per una corretta procedura di sterilizzazione a vapore.


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L’importanza di pulire la lingua.

Nella maggior parte dei casi, l’alito cattivo o alitosi dipende da una cattiva igiene orale. Il semplice spazzolamento dei denti non basta a combattere l’alito cattivo ed una corretta igiene orale deve prevedere anche la pulizia della lingua in quanto è un sito difficilmente detergibile con le comuni pratiche di igiene orale.

Pulire la lingua è di fondamentale importanza per la nostra igiene orale quotidiana, anche se molti ancora non ne conoscono l’importanza. L’eccessiva microflora che risiede sulla lingua è la più frequente causa dell’alitosi. La struttura della lingua è costituita da numerosi solchi e, per questa ragione, è molto facile che i batteri si accumulino e che vi sia un ristagno di residui di cibo, che formano così una patina di tossine e scorie. La putrefazione di sostanze proteiche che si depositano sulla lingua, soprattutto quelle ricche di aminoacidi, rilascia sostanze chimiche quali lo zolfo e composti solforati volatili (soprattutto idrogeno solforato e metilmercaptano) e altre sostanze responsabili del cativo odore, come alcuni acidi grassi a corta catena.

La pulizia della lingua è quindi di fondamentale importanza per prevenire l’alitosi in quanto la patina linguale costituisce una riserva di microrganismi capaci di influenzare la flora batterica dell’intero cavo orale. Una lingua pulita significa, quindi, un rallentamento nella formazione della placca batterica e del suo accumulo, che riduce di conseguenza anche il rischio di carie e gengivite.

Secondo alcuni studi scientifici, pulire la lingua ogni giorno aiuterebbe nella prevenzione della carie dentale e della parodontite e ridurrebbe anche la presenza di Streptococcus mutans, un batterio che comunemente si trova nella cavità orale e che rappresenta uno dei principali responsabili della carie dentaria.

La pulizia della lingua (brushing) si può effettuare usando il classico spazzolino oppure, ancor meglio, ricorrendo ad un apposito strumento chiamato raschietto linguale o nettalingua. La tecnica di pulizia con lo spazzolino prevede il posizionamento dello strumento in orizzontale, tenendo l’impugnatura perpendicolare alla linea centrale della lingua, che deve essere estrusa (cioè fatta fuoriuscire dalla bocca, in modo da poter raggiungere con le setole le zone posteriori del dorso linguale, dov’è presente il maggior numero di batteri). Lo spazzolino va fatto scendere con una leggera pressione verso la punta della lingua. E’ preferibile l’impiego di uno spazzolino a setole morbide per non stressare troppo le papille gustative, situate ai lati e alla base della lingua. Il nettalingua, invece, va fatto passare avanti e indietro sulla superficie della lingua con un movimento lieve ma fermo, sempre procedendo dall’interno fino alla punta della lingua.

L’igiene della lingua è fondamentale anche per la corretta funzione delle papille gustative: percepire i sapori dei cibi che ingeriamo. Diversi studi hanno dimostrato che la sensibilità della lingua sia alle percezioni gustative che alle sensazioni riconducibili al senso del tatto, siano svolte al meglio proprio quando la lingua è detersa e libera da residui alimentari.

dott.ssa Antonia Sinesi


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I probiotici per migliorare la salute della bocca, dei denti e delle gengive.

C’è un grande interesse sul possibile utilizzo dei probiotici per migliorare la salute del cavo orale: perché un probiotico possa svolgere azione benefica all’interno della bocca deve rispondere a requisiti ben precisi; deve infatti saper aderire alla mucosa della bocca e integrarsi nel biofilm esistente. Gli studi a disposizione dimostrano che, se i probiotici soddisfano questi requisiti, svolgono interessanti azioni benefiche nella bocca. Innanzitutto sembra che la loro colonizzazione della bocca possa diminuire il numero dei batteri sulforati che concorrono all’alitosi quindi, se queste ricerche verranno confermate, i probiotici si potrebbero usare per ridurre l’alitosi addizionandoli ai colluttori per fare sciacqui e gargarismi, per esempio. Non esistono molti studi a riguardo, ma quelli svolti sembrano indicare che l’integrazione con probiotici può ridurre il rischio carie: nei bambini di età compresa fra i 3 e i 4 anni l’assunzione di probiotici a base di Lactobacillus Rhamnosus sembra poter ridurre le concentrazioni orali di Streptococcus Mutans, il batterio della carie per eccellenza. Formulazioni a base di lattobacilli, invece, sembrano poter migliorare l’evoluzione della malattia parodontale poiché la presenza di questo ceppo batterico inibisce la proliferazione dei patogeni che inducono l’infiammazione correlata al disturbo; alcuni lattobacilli sono allo studio per verificarne l’effettiva capacità di ridurre il sanguinamento gengivale in persone affette da malattia parodontale. Le formulazioni a base di Lactobacillus Reuteri possono ridurre la placca nei pazienti affetti da gengiviti da moderate a severe. E’ anche bene notare che, nel recente documento edito dal Ministero della Salute “Linee Guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie in età evolutiva”, si sottolinea come al momento non esistano prove scientifiche sufficienti per consigliare, nei bambini, l’uso di chewing con probiotici per migliorare la salute del cavo orale. Il campo di applicazione dei probiotici per la salute orale è estremamente interessante e sicuramente porterà ad effettuare nuovi studi e ulteriori scoperte.

fonte: www.nutrirelasalute.it


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Salute orale in gravidanza.

Aspettare un bambino è sicuramente un momento magico e fondamentale nella vita di una donna. In questo periodo delicato non va assolutamente trascurata la bocca e l’igiene orale, che se tralasciata può condurre a problematiche importanti sia per la futura mamma che per il bimbo. Durante la gravidanza e l’allattamento è infatti dimostrato un netto incremento di problematiche odontostomatologiche. Frequenti sono la comparsa di gengiviti, sanguinamento sia spontaneo che provocato, aumento di sensibilità dentaria e altri fastidi di vario tipo. Questi segni e sintomi non vanno sottovalutati per evitare lo sviluppo di patologie più serie come la parodontite, infezione batterica che colpisce i tessuti di supporto del dente e può portare, se non trattata adeguatamente, ad un marcato riassorbimento osseo e in extremis alla perdita di uno o più elementi dentari. Inoltre. la presenza di parodontite nella futura mamma può mettere a rischio la procreazione, in quanto è stata recentemente dimostrata una nuova associazione tra parodontite ed infertilità femminile. In uno studio australiano pubblicato nell’agosto del 2011 viene appunto mostrato come le donne affette da infezioni parodontali richiedano in media 2 mesi in più per rimanere incinta, con lo stesso fattore di rischio quindi delle donne obese. Durante la gravidanza il corpo della donna è sottoposto a mutamenti necessari per adattarsi alla nuova situazione e permettere il corretto sviluppo del feto. Particolare importanza ha l’aumento del circolo sanguigno, che conduce ad una marcata vasodilatazione e che a livello gengivale comporta un rigonfiamento e maggiore rossore delle stesse. Se non viene eliminata correttamente la placca batterica, questa situazione normalmente parafisiologica porta velocemente ad una marcata gengivite e talvolta alla comparsa di escrescenze alquanto fastidiose, che vengono eliminate dal dentista possibilmente col laser, evitando in questo modo la somministrazione di anestetico, che può essere pericoloso per la donna in dolce attesa.
Un altro fattore importante è la comparsa di numerosi sbalzi ormonali (alte concentrazioni di progestinici, da 10 a 30 volte superiori al ciclo mestruale) che incidono anche sul sistema immunitario, che diventa momentaneamente più debole. In pazienti predisposte alla patologie parodontali, o con parodontite lieve, questo momento, unito alla gengivite gravidica e alla non corretta igiene orale, può condurre rapidamente all’instaurarsi di una parodontite conclamata con gravi danni a livello del supporto dentale (anche in presenza di una minima quantità di batteri), con aumento della mobilità dentaria e perfino con la perdita di alcuni denti.
La presenza di piorrea in gravidanza è stata negli ultimi anni correlata, da numerosi studi clinici, ad un maggiore rischio di parto prematuro (circa 37 giorni prima del termine) e di nascita del bambino sottopeso (2,5 kg, sotto la media). Questa correlazione a cosa è dovuta? E’ stato dimostrato come nei tessuti placentari di soggetti affetti da parodontite siano presenti antigeni del Porphyromonas Gingivalis, batterio correlato strettamente all’infezione parodontale, segno che la placenta può essere bypassata da questi microrganismi che, entrando in contatto con la barriera amniotica, producono tossine. Il corpo, rispondendo con la produzione di sostanze infiammatorie, può portare ad un aumento dello stress fisico tale da condurre anticipatamente al parto. Da segnalare, inoltre, come la presenza di una parodontite. quindi di un’infezione nella bocca della mamma. potrà portare alla contaminazione precoce della bocca del piccolo appena nato con fastidiose conseguenze.
La gengivite trascurata, oltre che alla trasformazione in piorrea, può portare a lesioni localizzate più gravi ma per fortuna rare, come l’epulide gravidica che va rimossa chirurgicamente oppure col laser ad alta potenza. E’ quindi chiaro come sia veramente importante curare l’igiene orale in gravidanza per prevenire problematiche alle gengive ma anche ai denti, in quanto aumenta in maniera significativa anche il rischio di carie dentaria. Per questo motivo, se possibile, sarebbe buona norma effettuare un check-up completo della bocca prima di programmare la gravidanza, al fine di eliminare e prevenire gli eventuali problemi che potrebbero sopraggiungere.
Quindi ecco cosa fare durante la gravidanza
E’ necessario contattare il dentista e pianificare una seduta di igiene orale e profilassi durante il 2° o 3° mese; durante la seduta va richiesto di verificare la presenza di alcune problematiche dentali (carie o altro), che potranno essere trattate in sicurezza durante il secondo trimestre di gravidanza o tenute sotto controllo fino al termine della stessa. Andrà quindi controllato attentamente lo stato di salute delle gengive, con una sonda millimetrata, al fine di verificare l’eventuale presenza di tasche parodontali superiori ai 4mm. In presenza di segni di parodontite, va programmata un’indagine diagnostica più approfondita (sondaggio completo, analisi genetica e microbiologica), tralasciando chiaramente la radiologia, e pianificata al più presto una terapia non invasiva. L’approccio col laser e microscopio, in quanto non chirurgico e praticamente indolore, può essere effettuato in sicurezza e con ottimi risultati anche nelle pazienti gestanti, così come nei pazienti anziani o con patologie sistemiche. Qualora non ci siano segni di parodontite, verrà programmata una seconda seduta di controllo ed igiene verso l’8° mese di gestazione. E’ comunque necessario contattare il dentista immediatamente in caso di comparsa di sanguinamento frequente, eccessivi rigonfiamenti gengivali o altri fastidi. Non bisogna infatti avere paura delle visite odontoiatriche durante la gravidanza, in quanto anche qualora siano necessarie anestesie e l’esecuzione di indagini radiologiche, l’avvento della radiologia digitale e l’utilizzo di fiale senza adrenalina hanno decisamente ridotto tutti i possibili rischi.

Ecco ora alcuni consigli pratici da seguire:
• Non fumare. Va evitato il fumo attivo e passivo per almento i 9 mesi di attesa.
Il fumo porta ad una riduzione dell’ossigeno che giunge al feto, danneggiando la sua formazione. Inoltre, il fumo, unito ad un’alta predisposizione genetica, aumenta di quasi 8 volte il rischio di sviluppare la parodontite.
• Assumere fluoro. Il fluoro rinforza gli elementi dentari contro l’azione dei batteri della carie. Il fluoro può essere assunto con l’acqua minerale (verificare il contenuto di • fluoro sull’etichetta) e con il dentifricio e collutorio (chiedere indicazioni al dentista per i presidi più adatti). Talora può essere indicato eseguire durante la gravidanza una o due sedute di fluoro profilassi professionale per rinforzare i denti, processo indolore e della durata di circa 45 minuti.
• Curare l’igiene orale. Spazzolare i denti almeno 2 volte al giorno per due minuti, usando uno spazzolino morbido, il filo interdentale ed un collutorio a base di fluoro o oli-essenziali per ridurre la placca. Il dentista o igienista saranno lieti di dare indicazioni in merito. A partire dal 7° mese può essere utile effettuare uno sciacquo giornaliero di un minuto con un collutorio a base di clorexidina 0,12%.
• Utilizzare chewing-gum a base di Xilitolo, 2 al giorno, che hanno benefici sullo sviluppo dei denti del nascituro, nonché su quelli della madre.
• Curare l’alimentazione. E’ molto importante integrare correttamente la vitamina C (agrumi, kiwi, pomodori), la vitamina D ed A, e minerali come ferro e calcio (latte, formaggi, yogurt) importante per la mineralizzazione di ossa e denti. In particolare, in gravidanza, il fabbisogno di calcio aumenta a circa 1500mg al giorno.

Tratto da my-personaltrainer


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L’epulide.

L’epulide è una lesione benigna a carattere proliferativo (pseudo-tumorale) che si sviluppa sul margine gengivale. L’epulide è un granuloma reattivo che può assumere l’aspetto di un nodulo di colorito rosso-bluastro; altre volte si presenta come un’escrescenza irregolare sulla mucosa gengivale. A seconda dei casi, la lesione può variare per consistenza (dal soffice al duro-elastico) e dimensioni (da pochi mm a qualche cm). L’epulide è sessile o peduncolato e prende tipicamente impianto sul periostio del processo alveolare; tuttavia, si può riscontrare anche su labbra, lingua, palato e mucosa orale. Se raggiunge dimensioni notevoli, questa lesione può provocare spostamenti degli elementi dentari ed invadere il tessuto osseo sottostante. L’epulide presenta una superficie liscia o lobulata, che talvolta appare ulcerata e tende a sanguinare al minimo insulto. Durante l’accertamento diagnostico, il disturbo va distinto da altre lesioni dei tessuti molli a carattere proliferativo, che possono avere un’origine infiammatoria o anche neoplastica. Pertanto, può rendersi necessario un esame istologico. L’epulide ha la caratteristica di non impallidire alla pressione. Nella maggior parte dei casi, il disturbo è determinato da processi infiammatori, che si instaurano nel tessuto connettivo della gengiva o del parodonto; tale infiammazione può essere conseguente a traumi, irritazioni locali croniche (es. azione di tartaro e carie) o a terapie conservative o protesiche che presentano margini imprecisi. Questi insulti irritativo-infiammatori determinano una reazione iperplastica, caratterizzata dalla tendenza alla distruzione dei componenti cellulari presenti nella mucosa gengivale, che può estendersi fino a coinvolgere il tessuto osseo sottostante. Oltre alla rimozione dei fattori irritativi locali, la terapia prevede l’escissione chirurgica o con il laser, eventualmente associata a levigatura radicolare. Se l’epulide ha un carattere particolarmente invasivo o in caso di recidive ripetute, può essere necessario estrarre i denti adiacenti alla lesione stessa.
La scarsa igiene orale sembra essere un fattore predisponente la patologia. Inoltre, l’epulide si riscontra con una certa frequenza in presenza di alcuni squilibri ormonali (es. durante la gravidanza).
I sintomi e i segni più comuni sono:
• Alitosi
• Dolore alla mandibola
• Dolore alle gengive
• Gengive arrossate
• Gengive Gonfie
• Mal di denti
• Mobilità dei denti
• Nodulo

Tratto da my-personaltrainer.it


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E’ consigliabile andare dal dentista durante la gravidanza?

E’ consigliabile andare dal dentista durante la gravidanza? E’ diffusa l’opinione che sarebbe preferibile evitare per le possibili conseguenze al feto! Quanto di più sbagliato anzi, al contrario, i controlli dal dentista possono scongiurare problemi, anche gravi, per la gestante e per il nascituro. Del resto, il controllo della salute orale nella gestante, è fortemente raccomandato dalle Linee Guida del Ministero della Salute.

Durante la gravidanza le alterazioni ormonali e fisiologiche che accompagnano la gestazione possono determinare un aumento delle patologie odontoiatriche, rendendo a volte necessario l’intervento del dentista o dell’Igienista dentale. Certamente effettuare controlli ed eventuali terapie odontoiatriche prima di affrontare una gravidanza, è la soluzione migliore: si inizia la gestazione in condizioni ottimali per il cavo orale, prevenendo i rischi associati normalmente a questo periodo. Altrettanto importante è intensificare i controlli odontoiatrici lungo il corso della gravidanza, ed anche in assenza di particolari patologie o urgenze, é comunque consigliabile programmare una seduta di igiene professionale per ciascun trimestre. E’ comprensibile la titubanza e le ansie delle future mamme rispetto all’esigenza di sottoporsi alle terapie odontoiatriche per il timore di danneggiare la salute del nascituro, ma da ciò ne consegue la tendenza a trascurare i problemi del cavo orale. Va sottolineato che l’insorgenza di uno stato infettivo del cavo orale, se trascurato, rappresenta un grave pericolo per la salute della donna e del nascituro. Eventuali infezioni presenti nel cavo orale possono diffondersi attraverso la circolazione ematica, raggiungendo l’apparato genito-urinario e intaccando successivamente la membrana amniotica, con conseguenti rischi per il feto. A tal proposito, alcuni studi hanno dimostrato una maggiore incidenza di parti prematuri e di nascite di bambini sottopeso in madri affette da malattia parodontale.

Per minimizzare al massimo i rischi per il nascituro e per la gestante e per garantire maggior confort alla futura mamma, andranno adottate alcune precauzioni ogni qual volta si decide di eseguire una qualsiasi terapia odontoiatrica tenendo sempre ben presente il particolare stato della gestante.
– se possibile, le cure vanno effettuare a partire dal secondo trimestre della gravidanza, evitando il primo trimestre di gravidanza ce notoriamente è il periodo più delicato per la formazione del feto.
– va assolutamente evitata ogni tipo di radiografia durante il primo trimestre.
– se necessario utilizzare gli anestetici per infiltrazione privi di vasocostrittori perché potenzialmente dannosi per il feto.
– è preferibile evitare la somministrazione di farmaci nelle prime 12 settimane. Fra gli antibiotici, sono da preferire le penicilline, i macrolidi (per soggetti allergici alle penicilline) e le cefalosporine. Tra gli analgesici, è più indicato l’uso del paracetamolo. L’utilizzo dell’aspirina è invece dibattuto: per la sua azione antiaggregante, è sicuramente da sconsigliare durante l’ultimo trimestre di gravidanza per il rischio di emorragia post-parto.
Come accennato in precedenza, nei nove mesi di gestazione, la donna va incontro a diversi cambiamenti fisiologici che possono influenzare lo stato di salute di bocca e denti. Modificazioni ormonali e della risposta immunitaria, per esempio, possono favorire l’infiammazione dei tessuti gengivali, con la comparsa o il peggioramento di malattie come la gengivite o la parodontite. Frequentemente la gestante soffre di nausea e vomito. Episodi ripetuti di vomito e nausea possono provocare la demineralizzazione dei denti, con erosione dello smalto e aumentato rischio di carie.

Per arginare queste problematiche bastano pochi e semplici accorgimenti che ritroviamo nelle “Raccomandazioni per la promozione della salute orale in età perinatale del Ministero della Salute”:
– Alimentarsi spesso ma con piccole quantità di cibo.
– Limitare ai soli pasti l’assunzione di cibi contenenti zuccheri.
– Evitare le bevande gassate e zuccherate, preferendo acqua o latte magro
– In caso di vomito risciacquare la bocca con acqua e un cucchiaino di bicarbonato per neutralizzare l’acidità dell’ambiente orale che si ha dopo il vomito.
– Preferire la frutta ai succhi di frutta
– Dopo mangiato, masticare chewing gum senza zucchero o con xilitolo.
– Utilizzare spazzolini da denti delicati e spazzolare i denti almeno due volte al giorno con un dentifricio al fluoro e non abrasivo per evitare ulteriori danni alle superfici dei denti rese più delicate dalla demineralizzazione; utile l’utilizzo del filo interdentale.

In conclusione si può affermare che non è controindicato andare dal dentista durante la gravidanza! Prevenire possibili patologie del cavo e dei denti può scongiurare disagi e fastidi alla gestante ma avrà benefiche conseguenze anche sul nascituro: sempre più studi sembrano indicare che esista un’associazione tra malattie gengivali e problemi nella gravidanza, in particolare il parto pretermine e il basso peso alla nascita del bambino. La mamma con carie ha una certa probabilità di passare i batteri responsabili di questa malattia al proprio bambino appena nato e il rischio è tanto maggiore quanto più sono estese e numerose le carie materne. Quindi, prendersi cura dei denti durante la gravidanza migliora anche la salute del proprio bambino!

Il momento migliore per andare dal dentista ed eventualmente pianificare le terapie dentali, è tra la 14 e la 20 settimana quando ormai il rischio di aborto è pressoché nullo e tutti gli organi del bambino sono formati. L’odontoiatra di fiducia saprà perfettamente che l’aumento di volume dell’utero può rendere scomoda la posizione distesa sulla poltrona e che alcune donne possono andare incontro a nausea, vomito o a un abbassamento di pressione. Sarà sua cura mantenere una posizione semidistesa, magari con un cuscino sotto il lato destro del corpo.

dott. Savino Cefola


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Il segreto dei denti “eterni” si cela nelle fauci degli squali.

Category : Odontostomatologia

Sembrerebbe che sia stato individuato il meccanismo responsabile della rigenerazione della dentatura e pertanto in futuro le protesi dentali potrebbero andare in pensione. I denti caduti potrebbero, infatti, essere rigenerati. Lo sostengono, in uno studio pubblicato sulla rivista Developmental Biology, gli scienziati dell’Università di Sheffield (Regno Unito), secondo cui il segreto di una dentatura “eterna” potrebbe celarsi nelle fauci degli squali. Studiando questi animali, infatti, avrebbero individuato il meccanismo responsabile della rigenerazione dei denti, che permette di rimpiazzarli una volta che sono stati persi. I ricercatori hanno osservato che, diversamente dagli umani, gli squali possono avere contemporaneamente fino a 3 mila denti, sviluppati su diverse file. Generalmente, nel corso della loro esistenza, questi animali ne perdono almeno 30 mila. Ma nel giro di qualche mese i denti persi ricrescono. Dopo aver esaminato gli embrioni di una specie di squalo chiamata “Gattuccio”, gli studiosi hanno scoperto che la “rigenerazione permanente” sarebbe dovuta all’azione di un gruppo di geni. Questi elementi sarebbero responsabili della formazione della lamina dentaria, uno strato costituito da cellule epiteliali. Gli autori hanno rilevato che queste cellule sono presenti anche negli umani, ma nelle persone permettono di effettuare un solo ricambio: il passaggio dai denti da latte a quelli permanenti. La possibilità di utilizzarle, infatti, diminuirebbe con gli anni, fino a sparire in età adulta. Tuttavia, gli studiosi ritengono che la scoperta potrebbe aprire la strada alla realizzazione di nuovi trattamenti in grado di rigenerare i denti perduti. “La notizia positiva è che questi stessi geni sono responsabile dello sviluppo di tutti i denti dei vertebrati, compresi gli esseri umani – spiega Gareth J. Fraser, che ha guidato la ricerca -. Durante l’adolescenza le cellule si deteriorano, ma c’è la possibilità di poterle rinvigorire con future terapie odontoiatriche”.

Fonte: Salute24/ilsole24ore


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L’igiene orale potrebbe influire sulle capacità cognitive.

Allo studio il legame tra demenze e infiammazione delle gengive. Questa potrebbe favorire l’entrata nel flusso sanguigno di batteri potenzialmente nocivi per il cervello.
Da tempo gli scienziati indagano il legame tra declino cognitivo e infiammazione delle gengive, che potrebbe favorire l’entrata nel flusso sanguigno di batteri potenzialmente nocivi per il cervello. L’idea che salute orale e cognizione umana siano connesse affascina anche perché ci consegna un certo potere d’azione per proteggere le nostre capacità cerebrali.
L’ultimo in ordine di tempo “Periodontitis and Cognitive Decline in Alzheimer’s Disease” è uno studio dell’Università di Southampton e del King’s College di Londra, pubblicato su Plos One e condotto su 59 individui con demenza lieve o moderata, secondo il quale la parodontite è associata ad un maggior decadimento cognitivo.
Negli anziani, le persone più a rischio di demenza, le malattie gengivali sono piuttosto comuni e peggiorano mano a mano che il soggetto perde la capacità di prendersi cura della propria igiene orale. Ebbene, i ricercatori hanno visto che a distanza di sei mesi dall’inizio dello studio, i soggetti con malattie gengivali avevano avuto un peggioramento delle proprie capacità cognitive fino a sei volte superiore rispetto agli altri. L’importanza di questo dato per la prevenzione, sottolineata anche dagli stessi autori, è fuori di dubbio.
Tuttavia, il fatto che l’igiene orale protegga per davvero anche il nostro cervello non è così scontato e sarebbero necessari ulteriori rigorosi studi per dimostrare il fenomeno e il suo meccanismo di funzionamento. La pensa così il professor Bei Wu, gerontologo della Duke University’s School of Nursing a Durham nel North Carolina, che ha passato in rassegna diversi studi sull’argomento. Tale revisione della letteratura, pubblicata sulla rivista Journal of the American Geriatrics Society, mostra che il legame tra lo stato cognitivo dei soggetti e gli indicatori di igiene orale, come il numero di denti o la presenza di parodontiti, è dimostrato soltanto in alcuni di questi studi, mentre altri non mostrano alcuna associazione significativa. Rimane il fatto che il legame tra igiene orale e varie malattie sistemiche dell’organismo è comunque confermata da numerose ricerche. Pur nel dubbio che possa influire sul benessere del nostro cervello, questi dati suggeriscono di non sottovalutare mai l’importanza di una buona igiene orale.

tratto da La Stampa Salute